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Buoni pasto – Una sentenza contro i lavoratori


Purtroppo il ricorso da noi proposto dinanzi al tribunale di Padova non ha dato l’esito sperato. Il giudice, con un’ordinanza a dir poco discutibile, ha decretato che la materia del buono pasto non è oggetto di contrattazione sindacale. A nulla sono valse le argomentazioni dell’avvocato Brunello, fra le quali una sentenza della Corte Costituzionale che precisa che “I buoni pasto costituiscono … una sorta di rimborso forfettario delle spese che il lavoratore, tenuto a prolungare la propria permanenza in servizio oltre una certa ora, deve affrontare per consumare il pranzo. Si tratta, quindi, di una componente del trattamento economico spettante ai dipendenti pubblici, che rientra nella regolamentazione del contratto di diritto privato che lega tali dipendenti “privatizzati” all’ente di appartenenza … e, conseguentemente, disciplinato dalla contrattazione collettiva”.

L’incongruenza della decisione del tribunale di Padova rispetto alla sentenza della Corte Costituzione dovrà essere valutata per la prosecuzione della causa. E’ importante a nostro avviso insistere affinché venga affermato che ogni materia che incide sulla retribuzione dei dipendenti deve essere contrattata e non decisa unilateralmente dal datore di lavoro. Questo è il ruolo del sindacato, quello di difendere e affermare i diritti. In questo senso vanno interpretate le deroghe che nel corso di queste settimane sono state “generosamente” concesse dall’amministrazione ai colleghi che lavorano in alcune strutture (Dipartimento di Chimica, Centro di Calcolo, v. all.) che sono stati esentati dal rispetto dei limiti della contestata circolare del 16.11.2012 del Direttore Generale.
Le deroghe sui casi singoli o di struttura e le modifiche delle regole imposte unilateralmente, anche se nell’immediato sembrano positive, nel lungo periodo non portano ad un miglioramento della condizione lavorativa bensì ad un arretramento, perché si tratta di concessioni di parte padronale, non di affermazioni di diritti.

Da rilevare comunque che la sentenza del tribunale di Padova presenta un aspetto interessante perché afferma che il comportamento dell’Amministrazione potrebbe essere censurato “sotto diverso profilo”, da valutarsi con altro strumento processuale. Sarà nostra cura approfondire le implicazioni di questo criptico richiamo, probabilmente riferito al fatto che la regolamentazione sul buono pasto dell’Università di Padova non è in linea con il CCNL, in particolar modo con il requisito delle 6 ore (e non 7) lavorative per la maturazione del buono e dunque si potrebbe articolare una violazione contrattuale per tutti gli anni successivi alla stipula dell’ultimo CCNL (2008) con conseguente risarcimento.

Nel nostro ricorso abbiamo infine evidenziato la violazione sistematica dell’art. 5 del CCIL (contratto integrativo di Ateneo) che prevede l’obbligo di verbalizzazione di ogni incontro di contrattazione decentrata. Tali verbali nella nostra Università non vengono fatti ma il giudice su questo ha incredibilmente taciuto.

Continueremo in ogni caso a lottare per la trasparenza e per i diritti. Chiediamo a tutti i colleghi/e di sostenerci anche economicamente iscrivendosi al nostro sindacato. E’ l’unica fonte di finanziamento di cui disponiamo e ne abbiamo bisogno. Queste battaglie costano ma sono necessarie per migliorare il nostro lavoro. Producono risultati importanti, anche se non direttamente, perché fanno muovere l’amministrazione. Per portarle avanti serve l’aiuto di tutti.

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