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FONDO COMUNE DI ATENEO – UN ACCORDO NON VALIDO perché non sottoscritto dalla maggioranza delle RSU


LA FRETTA DI CHIUDERE
Siamo stati noi i promotori dell’avvio della contrattazione 2014 sul salario accessorio (lettera del 26/6/2014), colpevolmente ferma da sette mesi. Abbiamo presentato una piattaforma (come da CCNL) mentre altri non l’hanno ancora fatto. Abbiamo chiesto il ripristino del pagamento dell’IMA dal mese di luglio e la liquidazione degli anticipi in attesa della stipula dell’accordo 2104.
NON CI ACCONTENTIAMO DELLE BRICIOLE
Dichiarano che il fondo comune è aumentato di 150.000 euro nascondendo l’enormità del finanziamento di 500.000 euro destinati ai progetti di Ateneo, sottratti a tutto il personale, che rendono inalterato l’ammontare del fondo in distribuzione rispetto al 2013 (740.000 euro). Inoltre, circa 650 colleghi, oltre al compenso per la partecipazione ai progetti, percepiranno anche il fondo comune e lo straordinario, maturando in più formazione e titoli per le progressioni di carriera. Continuiamo a sostenere che proprio coloro che si fanno carico dell’attività ordinaria rendono possibile la partecipazione dei colleghi ai progetti, perché allora questa disparità di trattamento ?
PERCHE’ NON VOGLIONO INVESTIRE SUL PERSONALE?
La ritenuta di Ateneo sulle attività conto terzi, che finanziano il fondo comune, ha prodotto nel 2013 un’entrata di 2.400.000 euro. Il Direttore Generale ha sostenuto che è ragionevole attendersi a breve un riconoscimento premiale
dal MIUR sul fondo di finanziamento ordinario (FFO), legato ai risultati dell’Ateneo nella ricerca. Tutta la trattativa è stata giocata intorno alla posizione minoritaria di CGIL e UIL che hanno chiesto e ottenuto lo stesso fondo dello scorso anno (740.000 euro). Il resto come detto sono la regalia di 500.000 euro dei progetti di Ateneo (uno per ogni dirigente) che verranno distribuiti senza criteri trasparenti e senza garanzie d’imparzialità.
Cinque anni di mancati rinnovi contrattuali hanno ridotto al minimo il potere d’acquisto dei nostri salari. Un Ateneo che spende 1.200.000 euro per il funzionamento degli organi e un’indennità di carica del Rettore fra le più alte d’Italia (96.000 euro) non può pensare di cavarsela con 740.000 euro da distribuire ad oltre 2000 dipendenti.
LA DEMOCRAZIA NON E’ IL POTERE DELLA MINORANZA
In condizioni normali l’accordo avrebbe dovuto essere ratificato dalla RSU e sottoposto a referendum. Niente di tutto questo. Il nostro Ateneo coltiva la spaccatura accogliendo la posizione più sfavorevole per il personale.
C’è di più. La trattativa si svolge su tavoli informali con CGIL e UIL e 12 RSU (la minoranza) e poi arriva una proposta blindata al tavolo formale con tutti i soggetti. Per questi sindacati la democrazia e il ruolo contrattuale primario dell’RSU, quale espressione diretta della volontà dei lavoratori, vale solo quando fa loro comodo, cioè quando riescono a controllarne la maggioranza. Quando invece non la controllano più, la democrazia viene tranquillamente bypassata, in nome “del bene del personale”, del quale sono evidentemente i depositari. Che arroganza!
 
 

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