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Unità dei lavoratori e unità dei sindacati


In questi giorni arrivano messaggi da Cgil, Uil e Amministrazione che decantano i grandi risultati dei loro mirabolanti accordi. E’ una storia vecchia, che come lavoratori abbiamo subito in anni e anni di sindacalismo consociativo: in cambio di qualche soldo si è svenduto tutto, trasformando il nostro Ateneo in una macchina perfetta per la riproduzione di meccanismi clientelari e di gestioni poco trasparenti.

Fino a ieri la Cgil controllava la maggioranza RSU e l’Amministrazione ne riconosceva il ruolo di soggetto contrattuale primario, perché espressione diretta della volontà dei lavoratori. Le regole nazionali della Cgil stabiliscono che il sindacato non debba firmare accordi senza la maggioranza RSU. Ora che la Cgil, però, non controlla più la maggioranza, le regole vengono reinterpretate. Insomma la democrazia è un dogma solo quando fa comodo! Ecco allora che Cgil e Uil dell’Università di Padova inventano un nuovo criterio: il “bene del personale”, del quale si sentono evidentemente i depositari. Su questo concetto di “bene” sono, guarda caso, perfettamente allineati con l’Amministrazione ed allora sorge il dubbio che ci sia qualcosa che non quadra.

Il finanziamento di questa assurdità di progetti innovativi, che innovativi non sono ma che in qualche caso hanno messo a dura prova i colleghi dello Storione, è avvenuto senza trasparenza e senza garanzie. Ciononostante abbiamo dato disponibilità affinché questi colleghi/e venissero pagati per il lavoro svolto, ma a delle condizioni:

1. che i progetti non fossero più finanziati coi nostri fondi accessori;

2. che il Capo non potesse decidere che cosa dare e a chi a suo insindacabile giudizio;

3. che il Fondo Comune venisse incrementato.

Questi 3 punti sono risultati inaccettabili per l’Amministrazione che invece vuole che questo sistema opaco continui.

Quello che Cgil e Uil si vantano di fare (portare a casa qualche soldo per i dipendenti) non è poi così difficile. Ne siamo capaci anche noi. Basta firmare quello che l’Amministrazione ti mette sotto il naso e accettare di barattare i diritti e le libertà, spesso anche la nostra dignità, con l’accettazione completa del suo comando. Così è avvenuto in questi anni. Ora però la musica deve cambiare, perché l’Amministrazione non può più contare su una maggioranza al suo servizio e prima o poi dovrà accettare una trattativa vera sulle risorse e, soprattutto, sulle regole.

I sindacati sono uniti se riusciamo a riunire i lavoratori. Qualcuno pensa che non dovrebbero essere conflittuali, con una visione ingenua dei processi sociali, perché gli interessi rappresentati non sono uguali. Quando i lavoratori erano uguali i sindacati erano uniti, ora che ci sono capi e capetti e che le differenze salariali fra di noi, quasi sempre indipendentemente dal merito (anzi in senso inversamente proporzionale), sono diventate grandi, la lotta fra i sindacati non fa che rispecchiare gli interessi delle parti. Troppi anni di “divide et impera” hanno prodotto la frammentazione e la perdita di senso collettivo.

I progetti di Ateneo si muovono proprio in questa direzione: aumentare il fattore di separazione e di disuguaglianza per meglio gestire i rapporti di forza all’interno dei luoghi di lavoro. Opponiamoci a questo disegno!

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