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La travagliata vicenda dell’IMA


L’IMA (Indennità Mensile Accessoria) viene istituita col CCNL 2005 e si eroga in 12 mensilità. Il CCNL ne prevede il carattere di generalità e di continuità. La contrattazione integrativa stabilisce i criteri.

L’IMA dell’Università di Padova è una delle più basse d’Italia. Ad es. a Roma La Sapienza è di circa 120 euro al mese, a Bologna 89 euro al mese.

Fino a gennaio 2011 percepivamo mediamente 55 euro mensili. Con le ultime PEO 2009 e 2010 si è fatto un gran pasticcio. L’avevamo spiegato allora.

Per chi non aveva fatto la PEO l’IMA prosegue, per gli altri viene interrotta. A gennaio 2012 riprende il pagamento di circa 40 euro mensili. Ad ottobre 2012 l’amministrazione interrompe l’erogazione dell’IMA per tutti.

A giugno 2014, stante l’inerzia dell’amministrazione e dell’allora maggioranza RSU chiediamo l’immediato ripristino dell’IMA.

Il 1 agosto 2014 sottoscriviamo un accordo per ripristinare il pagamento dell’IMA. L’accordo prevedeva il finanziamento fino a fine 2014 a valere sul budget del corrente anno. Durante la trattativa il Direttore Generale assume l’impegno, sulla parola, a non interrompere l’erogazione, proseguendo in acconto anche nel 2015 come del resto era sempre stato fatto fino al 2011 e vista la sua obbligatorietà prevista dal CCNL.

L’impegno del Direttore Generale ci aveva consentito di sottoscrivere l’accordo, certi che i principi di correttezza avrebbero prevalso e per una sorta di apertura di credito nei suoi confronti visto l’incarico assunto da pochi mesi (vedi dichiarazione a verbale).

Con l’accordo avevamo ottenuto, inoltre, che il tetto per percepire l’IMA fosse abbassato a 3.000 euro per favorire una redistribuzione delle risorse, cioè che chi percepisce oltre quella quota da altri istituti (responsabilità, conto terzi, progetti, rischio, disagio e altri emolumenti) fosse escluso a vantaggio di chi non riceve altri incentivi.

A gennaio 2015 viene firmato a minoranza l’accordo sul salario accessorio 2014, senza la nostra sottoscrizione e senza RSU, che modifica la quota limite, togliendo l’indennità di responsabilità, il rischio e il disagio dal calcolo. Questo fa rientrare nella distribuzione dell’IMA chi percepisce queste indennità (fino a 5.000 euro), ovviamente a discapito degli altri. A pesare è l’indennità di responsabilità, non tanto il rischio-disagio.

Ma nello stesso mese di gennaio 2015, l’amministrazione, senza fornire nessuna informazione, né alle rappresentanze sindacali (e senza proporre a queste una soluzione negoziale), né direttamente al personale, visto che ultimamente è molto solerte ad informare delle vicissitudini del tavolo di contrattazione, sospende il pagamento dell’IMA.

La nuova triplice Cgil-Uil-Amm, con messaggio praticamente congiunto del 17.02.15, scarica la responsabilità su di noi, il classico scarica barile all’italiana. La gravità dell’accaduto va imputata tuttavia all’amministrazione perché ha proceduto con un ennesimo atto unilaterale, venendo meno ad un impegno di correttezza assunto al tavolo e gabbando anche Cgil e Uil, nonostante il rapporto particolarmente collaborativo.

Su una cosa siamo tutti d’accordo. La prossima RSU avrà un bel da fare.

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