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Riorganizzazione dell’amministrazione centrale: un caos.


In questi giorni stiamo girando l’Ateneo per parlare con voi del nostro programma per le elezioni RSU.  Fra le tante problematiche di cui ci avete fatto partecipi, quella che preoccupa di più in questo momento è il caos della riorganizzazione dell’Amministrazione Centrale, riorganizzazione che ora si estenderà ai dipartimenti.

Quando è stata annunciata la riorganizzazione non abbiamo assunto posizioni preconcette, consapevoli che il cambiamento non è di per sé un fattore negativo. L’opinione che ci siamo fatti nel corso di questi mesi deriva essenzialmente dai feedback che abbiamo ricevuto dai colleghi. In generale c’è una situazione di forte sofferenza.

I processi non sono chiari e si naviga a vista. I nuovi capi servizio (ora denominati direttori e direttici) spesso non hanno esperienza nel settore che è stato loro affidato, in taluni casi sono stati trasferiti d’ufficio, senza tenere conto delle competenze e dell’esperienza maturata.

Sono aumentate le posizioni di responsabilità, con inserimento di livelli verticali anche dove non ce n’era alcun bisogno. Rispetto alla situazione precedente abbiamo più persone che comandano e meno persone che lavorano, con aggravio dei carichi per chi ha mansioni esecutive.

Sono stati liquidati molti EP, alcuni ora sono senza incarico ma devono essere pagati ugualmente come da contratto. Sono stati affidati incarichi di capo ufficio a dipendenti di categoria inferiore rispetto al personale che hanno in staff, ad esempio categorie D gerarchicamente sovraordinati a categorie EP, con conseguente aumento delle risorse da prelevare dal salario accessorio, che oltre a pagare gli EP senza incarico, dovrà pagare i D con gli incarichi da EP.

Questo è il bilancio della riorganizzazione dello Storione, almeno da quanto emerge discutendo con il personale coinvolto, il quale vive purtroppo in un preoccupante clima di paura e di sospetto.

E’ evidente che c’è una strategia dietro tutto questo, che è essenzialmente quella di creare un ambiente dominato dalla rassegnazione e dall’assenza di motivazione, attraverso lo stimolo alla competizione e allo scontro interno per il raggiungimento della “performance”. Abbassare la capacità di reazione del personale significa controllarlo, renderlo piatto e quindi interscambiabile. E’ l’ideologia del management.

La valutazione collegata agli incentivi del salario accessorio e del fondo comune è il mezzo perfetto per dividere e aumentare la conflittualità. Tutto il personale deve avere ben chiaro che da quest’anno al voto della pagellina corrisponderà una diretta variazione di retribuzione, in misura “proporzionale alle risultanze della valutazione individuale”. E’ un grande salto di qualità, voluto dal DG e avallato da quei sindacati che, per “senso di responsabilità”, firmano sempre tutto.

Vedi art. 6 comma 5 del contratto integrativo 2017/2018.

Per opporsi a questo modello competitivo e manageriale, dannoso per il benessere lavorativo e per nulla efficiente in termini di risultati, vota SNALS CONFSAL alle elezioni RSU. Se avremo la maggioranza metteremo un argine a questo uso sconsiderato della valutazione.

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