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Valutate i direttori e poi ne riparliamo


Scuttari, Dalla Fontana, Parbonetti e Cremonese, tutti insieme, nella comunicazione di ieri, confermano quello che avevamo denunciato settimane fa e cioè che la promessa di “neutralizzare” le differenziazioni economiche (a seguito delle indagini di good practice bislacche) non è stata mantenuta. Siamo contenti che la conferma arrivi proprio da loro, basta guardare le tabelle a margine del documento che ci hanno inviato per rendersene conto, tenendo presente però che quelli sono dati medi. I picchi sono ben maggiori, infatti continuano a rifiutarsi di fornirci i dati analitici.

E’ vero che le pubbliche amministrazioni devono valutare i servizi e il personale. E’ falso però che l’Ateneo sia obbligato a fare quel tipo di valutazione, con una concentrazione ossessiva sull’aspetto individuale, anche perché andando a fondo (e neanche tanto) si capisce senza troppi sforzi che si tratta di una valutazione farlocca.

Di tutto questo sistema possiamo condividere un punto fondamentale. Se valutazione deve essere, partiamo dalla testa, quindi prima valutiamo seriamente i dirigenti dell’amministrazione centrale, i direttori di dipartimento, centri e scuole, poi il restante personale. Se per i dirigenti qualcosa è stato fatto, per i direttori non se ne parla proprio e la cosa è ormai tragicomica.

Nella riunione di contrattazione di martedì 30.10.18 abbiamo insistito ancora una volta affinché l’Ateneo si decida a far partire la valutazione dei direttori, essendo passati ormai 3 anni da quando il Prorettore Vicario Dalla Fontana sottoscrisse un formale impegno in tal senso davanti alla delegazione sindacale. Ci è stato riferito invece dalla delegazione di parte pubblica che la valutazione dei direttori non sarebbe possibile poiché mancherebbero esempi di valutazione di soggetti che assumono funzioni direttive in forza di elezioni. Affermazione stravagante che infatti è priva di fondamento. Abbiano prontamente fatto notare, con viva sorpresa da parte dei nostri interlocutori, che tutto ciò avviene già da anni all’Università La Sapienza di Roma, invitando gli stessi a consultare la documentazione, disponibile liberamente via web.

Dalla semplice lettura di quanto pubblicato sul sito dell’università stessa si rileva che:

1. l’indennità dei direttori dell’Università La Sapienza è meno di un terzo di quella dei direttori Unipd, infatti si tratta di 3.600 euro contro i 12.000 euro di Padova!

2. di quei 3600 euro, un terzo è “indennità di risultato”, soggetta a valutazione degli obiettivi.

Quando si progetta un sistema di valutazione bisogna essere liberi da condizionamenti, oltre che preparati. Occorre dimostrare imparzialità e credibilità, anche dal punto di vista delle responsabilità pubbliche. Si tratta di un requisito minimo, visto che un sistema di valutazione che consente ai decisori politici di farla franca rispetto alle loro responsabilità di amministratori dei soldi pubblici non fa onore ad una università che non perde occasione per presentarsi come modello virtuoso di meritocrazia.

Possiamo sintetizzare così il messaggio che mandiamo a Rettore e Direttore Generale: volete la valutazione da primi della classe? Bene, valutate i direttori e poi ne riparliamo.

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