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Valorizzazione del PTA o Marketing Aziendale?


Valorizzazione del personale”. Lo sentiamo ripetere continuamente. Non c’è un Rettore o un Direttore Generale che non abbia speso fiumi di parole e d’inchiostro sulla “valorizzazione”. Peccato che molto spesso non si vada oltre al marketing. Cosa significa “valorizzare il PTA”, nel concreto?

Per fare le PEO abbiamo dovuto lottare due anni, uno scontro durissimo, perché la governance voleva le progressioni economiche per una quota molto limitata di personale (pochi eletti). Non parliamo dell’incremento del voto ponderato per l’elezione del Rettore, passato da 8% a 16%, un autentico salto di qualità; serviranno 6 PTA per fare un voto di un docente. Ci dovremmo sentire valorizzati?!

Dulcis in fundo, sono arrivate le Progressioni Economiche Verticali (PEV). Dopo quindici anni dalle ultime progressioni, il personale si aspettava una procedura che premiasse la professionalità acquisita, che desse un giusto riconoscimento a colleghe e colleghi in possesso dei titoli di studio, di professionalità ed esperienza di altissimo livello e che da anni sono bloccati e sotto inquadrati. Invece, uscito il bando, ci accorgiamo che l’anzianità di servizio e le competenze acquisite non valgono praticamente nulla. Per progredire è più importante sapere quanti sono i componenti del Senato Accademico, piuttosto che avere un’esperienza pluridecennale, oppure avere dottorato di ricerca, master e titoli che neanche i dirigenti possiedono.

Pochi posti e assegnati confusamente fra le aree, non si capisce con quale criterio, ma è evidente che si tratta di una procedura standardizzata, che penalizza i profili specialistici. Tutti dentro, sia che uno abbia 30 anni di servizio o che sia stato assunto l’altro ieri, a giocarsi un avanzamento di carriera attraverso una prova scritta, che non si sa ancora come verrà organizzata (test a crocette? domandine a trabocchetto?), a parte che sarà gestita da una ditta esterna, appositamente incaricata.

È bene chiarire che i sindacati non sono stati coinvolti in tutto questo: non essendo una materia di contrattazione, l’Ateneo ha agito unilateralmente, non recependo minimamente l’indicazione che avevamo dato, cioè di riconoscere un peso consistente all’anzianità di servizio, all’esperienza e alla professionalità acquisita.

Il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi. Ci dicono che 74 sono i posti massimi che si potevano mettere a disposizione, mentre in quest’ultimo quinquennio i docenti hanno avuto 640 progressioni dall’interno. La colpa, dicono, è del Ministero, che non destina fondi al PTA delle università, peccato che negli ultimi 10 anni abbiamo avuto 5 ministri rettori. Evidentemente alla componente accademica fa comodo “valorizzare a parole”, tanto poi le risorse vanno sempre a finire altrove.

Vediamo cosa saprà fare il/la nuovo/a rettore/rettrice, quale declinazione darà al termine oramai stucchevole di “valorizzazione”. Nel frattempo, avanti con queste PEV, sperando che sia solo un inizio e dal prossimo anno si possa parlare seriamente di progressioni di carriera.

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