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Il personale tecnico amministrativo declassato in serie B

Succede che sotto le feste di Natale, mentre Rettore e Direttore Generale elogiavano il contratto integrativo appena firmato, con tanto di video sul sito web e clamore mediatico, in CdA veniva messo a segno l’ennesimo atto di spregio nei confronti del PTA.

E’ stato infatti modificato il Regolamento Missioni e siccome bisognava risparmiare, così risulta dalla delibera, al PTA non verrà più riconosciuto l’orario straordinario, così dovrà lavorare gratis. Inoltre il PTA tutto è stato tolto dalla fascia 1, quella per intenderci nella quale si può viaggiare in prima classe in treno ed aereo e relegato nella fascia 2, quella delle persone “normali”, che viaggiano in economy, riservando la fascia 1 solo ai docenti. Intendiamoci, a noi non importa un bel niente sederci sui sedili di pelle ma è il gesto che ci indigna. Se bisogna risparmiare, che si vada tutti in seconda classe, compresi docenti, dirigenti, direttori e rettore, senza queste ignobili differenziazioni.

Facciano un bel gesto il Rettore, il Prorettore Vicario, il Direttore Generale, si taglino un po’ delle loro principesche indennità, tolgano i gettoni di presenza in Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione, risparmino sugli sprechi, anziché fare cassa sul personale. E ritirino questa indegna delibera!

Anche nel nostro Ateneo si riproducono i peggiori vizi della casta, sempre pronta a levare agli altri e mai a se stessa. VERGOGNA!!!

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Perché SNALS CONFSAL non ha firmato il Contratto Nazionale

Aumenti risibili e nessuna attenzione alla professionalità del PTA dell’Università. Così si riassume il contratto nazionale firmato da Cgil-Cisl-Uil dopo quasi 10 anni di blocco.

Per un B3 circa 46 euro netti al mese, per un C1 circa 47 euro, per un D1 56 euro, per un EP1 63, ai CEL  circa 32 euro. Siamo sotto anche ai tanto sbandierati 85 euro mensili lordi. Una vera e propria vergogna che lo SNALS-CONFSAL si è rifiutato di sottoscrivere, perché i lavoratori hanno una dignità da difendere.

Sulla parte normativa non c’è praticamente nulla. Nessuna modifica sui profili professionali per valorizzare il ruolo del personale tecnico amministrativo. Si rimanda ad una successiva “commissione paritetica”, come avviene sempre quando si vuole lasciare tutto com’è.

L’impianto del salario accessorio rimane sostanzialmente uguale. Il fondo non è incrementabile per le disposizioni di legge che ne limitano l’aumento, di conseguenza le PEO saranno praticamente un miraggio se non per una esigua minoranza attentamente selezionata dall’amministrazione.

In più, aumentano valutazione e performance. Infatti questo contratto non fa altro che portare dentro di esso le maldestre leggi (da Brunetta al Jobs Act) che in questi anni hanno calpestato la nostra dignità di dipendenti pubblici.

Non si poteva avvallare un contratto così peggiorativo delle condizioni di lavoro. Per questo motivo il nostro sindacato ne è rimasto fuori, a rischio di rimanere esclusi dalla contrattazione integrativa, ma i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori vengono prima.

Questo è un contratto politico elettorale voluto dal Governo a pochi giorni dal voto, che i sindacati legati agli apparati di potere hanno dovuto, ob torto collo, accettare.

A questo link le osservazioni dettagliate sul “cattivo contratto”

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Contrattazione di Ateneo – Conto terzi e Salario Accessorio 2017

Nel corso di questi mesi abbiamo lavorato molto in contrattazione decentrata, in particolare per la modifica dei regolamenti conto terzi.

Sono state introdotte regole per limitare a 2.500 euro i compensi conto terzi individuali per attività svolta in orario di servizio, limite che sebbene ancora alto, segna un miglioramento rispetto alla situazione attuale, senza limiti. I dipendenti che svolgeranno attività conto terzi fuori orario di servizio percepiranno compensi orari ulteriori, che saranno però incompatibili con lo straordinario e con l’incremento del monte ore individuale.

E’ stata introdotta una griglia di prelievi a monte dei progetti che andranno ad incrementare il fondo comune di Ateneo da distribuire a tutto il personale, mentre il fondo di struttura sarà obbligatorio per tutti i dipartimenti. Questi prelievi dovrebbero portare, secondo stime, ad un aumento di 500.000 euro all’anno. Ovviamente monitoreremo la situazione per vedere che le stime si trasformino in risorse effettive per il PTA.

Le regole di distribuzione dei fondi di struttura saranno uguali per tutti i dipartimenti e sarà la contrattazione a definirne i criteri.

Tutto il conto terzi sarà erogato dall’amministrazione centrale attraverso lo stipendio, non più direttamente dai dipartimenti.

Accanto a questi aspetti indubbiamente positivi, ci sono però dei punti su cui abbiamo espresso il nostro disaccordo. La distribuzione del fondo comune di Ateneo avverrà per circa metà attraverso una quota mensilizzata nella quale le categorie B e C sono state penalizzate rispetto a D ed EP perché la parte pubblica ha insistito nel volere quote più alte per questi ultimi, a nostro avviso ingiustamente.

L’altra metà verrà distribuita sulla base della valutazione individuale. Qui però c’è il punto di forte dissenso ed è anche il motivo che ci ha portato a non sottoscrivere l’accordo sul salario accessorio 2017 dove è stato introdotto un legame molto forte fra incentivo e c.d. “performance” individuale.

D’ora in poi la valutazione fatta dai nostri capi corrisponderà ad una notevole differenziazione in termini stipendiali.

Occorre rilevare, inoltre, che i 600.000 euro che l’amministrazione ha aggiunto al salario accessorio, da quest’anno andranno esclusivamente ad EP e personale con indennità di responsabilità mentre l’IMA è ormai destinata a sparire. Si tratta di un incremento di risorse che finanzierà la riorganizzazione dell’amministrazione centrale, probabilmente più per sanare il caos creato dal job posting e per calmare gli animi, piuttosto che per creare vera innovazione.

Complessivamente possiamo dire che sul conto terzi finalmente abbiamo raggiunto importanti risultati, sebbene con delle criticità da risolvere quanto prima, mentre per quanto riguarda il salario accessorio il nostro giudizio è fortemente negativo.

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Sul conto terzi si inizia a trattare

Finalmente l’amministrazione ha accettato di porre delle regole alla gestione del conto terzi per eliminare la vergognose differenze stipendiali che esistono in Ateneo fra colleghi che svolgono ognuno il proprio lavoro all’interno dell’orario di servizio.

E’ una delle più importanti battaglie su cui ci siamo impegnati. Lo abbiamo definito lo “scandalo conto terzi”.

Lo scoglio maggiore sono ancora i direttori di dipartimento che vogliono completa mano libera ma l’amministrazione ha proposto un limite massimo di 2.500 euro come compenso diretto per attività in orario di servizio. Il limite è ancora alto ma rispetto alla situazione attuale è comunque un passo avanti. Noi proporremo una riduzione del tetto ed un aumento del prelievo che incrementa il Fondo Comune, distribuito a tutti.

Le persone che svolgono attività conto terzi non potranno cumulare ore straordinarie e il lavoro oltre l’orario di servizio, secondo la proposta dell’amministrazione, sarà pagato sui costi del progetto fino ad un massimo 43 euro lorde l’ora.

Il Fondo Comune di Ateno e il Fondo di Struttura dovranno prevedere una ripartizione con criteri uguali per tutte le strutture, stabiliti in contrattazione decentrata.

Come contropartita l’amministrazione vuole che metà del Fondo Comune venga distribuito in base alla valutazione. Secondo noi questa richiesta non è accettabile perché il nuovo sistema di valutazione è di fatto partito ad ottobre 2017, con l’assegnazione degli obiettivi per l’anno in corso in ritardo di dieci mesi. In ogni caso la trattativa è in corso e questo è un dato positivo.

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Dematerializzazione e Conto terzi

Mercoledì 12.04.17 si è svolta una riunione di contrattazione decentrata nella quale si è discusso di due importanti argomenti: dematerializzazione delle richieste di ferie e permessi del PTA e regolamentazione conto terzi.

Dematerializzazione

Bisogna passare ad un sistema informatizzato per la gestione di ferie e permessi perché siamo gli ultimi in Italia, ha tenuto a precisare il Direttore Generale. Noi abbiamo sottolineato la necessità che la procedura sia univoca per tutto l’Ateneo e che siano garantiti tempi certi e decisioni motivate. Abbiamo inoltre posto l’attenzione sul fatto che la funzione che consente a tutti i dipendenti di visualizzare la presenza in servizio di ognuno (pallino verde o pallino rosso) risulta particolarmente invasiva rispetto alla tutela della privacy del singolo. Sia il Direttore Generale che il Prorettore Vicario hanno fatto presente, tuttavia, che si tratta di una implementazione che ha una notevole utilità organizzativa, poiché permette di lavorare meglio e in modo più produttivo, sapendo in tempo reale se un collega è in servizio oppure no.

Non avendo nulla in contrario rispetto all’utilità dello strumento, abbiamo allora chiesto che tale sistema sia esteso al personale docente, poiché risulterebbe molto utile, produttivo ed efficace, conoscere la presenza in sede di questi colleghi (anche a beneficio degli studenti) attraverso la rilevazione informatizzata delle loro presenze (timbrare il cartellino). E’ calato il gelo al tavolo della delegazione pubblica.

Bisogna sapere, infatti, che l’Azienda ospedaliera di Padova ha imposto all’Università che i docenti medici che svolgono attività assistenziale in convenzione, debbano (finalmente, ndr) timbrare il cartellino. L’Università di Padova, finché ha potuto, si è opposta in ogni modo (ultima università in Italia ad adeguarsi), ma alla fine ha dovuto cedere. Ora i docenti timbrano anche per l’attività didattica nei corsi a frequenza obbligatoria di area medica.

Il nostro sindacato ritiene che debba essere avviata quanto prima la rilevazione informatizzata delle presenze per tutti i docenti dell’Ateneo, almeno per il carico didattico obbligatorio, come peraltro fanno già altri Atenei. L’obbligo di timbratura è una forma di garanzia di corretto funzionamento dei servizi pubblici e accresce un rapporto di responsabilità nei confronti degli studenti e delle loro famiglie. L’Università di Padova ama proporsi all’opinione pubblica come un modello di buone pratiche “innovative”, fa sperimentazioni di varia natura sul PTA (good practice, indagini di customer satisfaction, ecc.), spinge su valutazione e performance (tranne ovviamente che per i direttori, per i quali che piova o che faccia bel tempo, l’indennità di 12.000 euro all’anno è assicurata) ma quando si tratta di “ritoccare” i privilegi arcaici della docenza, anche il Rettorato Rizzuto, come tutti quelli che lo hanno preceduto, fa finta di niente e si volta dall’altra parte. Viva la “dematerializzazione”, insomma, però per i docenti è meglio andare di carta e autocertificazioni, anche se si segano gli alberi dell’Amazzonia, si sa mai che qualcuno si arrabbi e sposti il suo pacchetto di voti alle prossime elezioni del Rettore. E’ il problema dell’autoreferenzialità dell’università italiana.

Conto terzi

Dopo la forte pressione che abbiamo messo in campo per cambiare la gestione del conto terzi, le cose iniziano a muoversi. E’ ancora presto per dire se ne verrà fuori qualcosa di buono ma intanto la proposta dell’amministrazione è quella di rilevare con un codice giustificativo l’attività in conto terzi svolta fuori dall’orario ordinario di lavoro.

Abbiamo ribadito alla delegazione pubblica la mozione approvata dall’assemblea del PTA del 28 marzo 2017: i compensi conto terzi devono finire in un fondo di Ateneo da distribuire a tutti i dipendenti alla fine dell’anno secondo una regola valida erga omnes senza la possibilità per i dipartimenti di decidere criteri difformi. La ratio di questa proposta è semplice: siamo tutti dipendenti di un ente e non dipendenti di un dipartimento ricco piuttosto che di un altro povero. Le assurde sperequazioni salariali oggi in essere devono finire.

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Mozione Assemblea del Personale Universitario

L’assemblea del PTA riunita in Aula Nievo il 28 marzo 2017 chiede al Rettore e al Direttore Generale un incremento delle risorse del Salario Accessorio e del Fondo Comune di almeno due milioni di euro.

Tale aumento è giustificato dalla profonda ristrutturazione organizzativa in corso e dalla necessità di un reale aumento retributivo per il personale tecnico amministrativo, il cui stipendio è fermo da anni di blocco contrattuale e che la manovra PEO ha incrementato solo in minima parte.

Chiede inoltre una regolamentazione del conto terzi che veda criteri comuni per tutto l’Ateneo, senza più che le strutture possano gestire in modo unilaterale ed iniquo la distribuzione dei compensi. L’attuale situazione di forte sperequazione fra il personale ha superato ogni livello di accettazione e non concorre a generare un clima di benessere organizzativo, tanto sbandierato dai vertici.

Riteniamo sia urgente procedere alla creazione di un fondo dove confluiscano tutti i compensi conto terzi destinati al PTA con distribuzione annuale a tutto il personale (nessuno escluso) e alla trasparenza sulle retribuzioni perché solo attraverso la conoscenza si può instaurare un clima di fiducia e di collaborazione.

L’assemblea approva la mozione.

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Cambiare tutto perché non cambi nulla

È passato più di un anno dall’insediamento del rettorato Rizzuto ed è ormai chiara la continuità con la precedente mala gestione. Questa governance sta dimostrando le stesse ottime capacità di navigazione nell’oceano del clientelismo tipiche dei predecessori.

Nell’accordo del 18 novembre 2015, con una maggioranza RSU che aveva finalmente superato l’asse Cgil-Cisl-Uil, avevamo messo le basi per una serie di riforme del sistema contrattuale: indennità di responsabilità, conto terzi, lavoro straordinario, ecc. Poi è arrivato il voltagabbana della Cisl e l’RSU, nella restaurata maggioranza Cgil-Cisl-Uil, ha messo in soffitta tutto il lavoro svolto, tirando anche un respiro di sollievo per aver salvato i privilegi dei soliti noti.

L’Amministrazione ha fatto subito retromarcia ed ha insabbiato le aperture di pochi mesi prima, dopo aver ricevuto i categorici “niet” dei direttori di dipartimento (che sono quelli che comandano veramente) sugli impegni precedentemente assunti al tavolo di contrattazione.

Così la revisione delle posizioni organizzative (indennità di responsabilità), su ordine dei direttori, si è trasformato in un affaire  gattopardesco dove nulla deve cambiare anche se apparentemente cambia tutto ed il meccanismo (molto “flessibile”) che pare sia stato deciso verrà calato sopra l’esistente in modo da ridurre al minimo gli scostamenti rispetto all’attuale, con lo scopo di reiterare l’arbitrio assoluto dei responsabili di struttura che potranno, domani come ieri, fare quello che più loro aggrada con i soldi del nostro accessorio.

Per quanto riguarda il conto terzi, la Consulta dei Direttori di Dipartimento ha fatto sapere che sulla questione “non passa lo straniero”. Così tutto è rimasto lì fermo immobile e intanto ci sono colleghi che continuano a portare a casa migliaia e migliaia di euro di proventi conto terzi mentre altri, che fanno lo stesso lavoro, non vedono neanche le briciole .

Lo straordinario? Guai a toccarlo! Anche quest’anno, dopo l’accordo sul salario accessorio del 5 dicembre 2016 firmato da Cgil, Cisl e delegati Uninsieme, arriverà la spartizione a tavolino, ovviamente su libera decisione del responsabile, che potrà continuare indisturbato ad elargire illegittimamente soldi pubblici per lavoro straordinario mai autorizzato, spesso svolto senza nessuna utilità. Sono ormai 15 anni di scandalosa violazione del CCIL (contratto integrativo del 2001) che prescrive inderogabilmente che il lavoro straordinario dev’essere preventivamente autorizzato.

Il PTA ha complessivamente un monte ore oltre l’orario ordinario che è arrivato a livelli spropositati. C’è chi va in pensione un anno prima della data d’uscita e intanto chi resta in servizio deve sobbarcarsi doppio carico di lavoro perché finché il dipendente non è cessato non si può assumere. A nessuno interessa questo problema, né ai Dirigenti, né al Direttore Generale, né ovviamente ai Direttori di Dipartimento, che hanno ben altre priorità (ad esempio gestire il manuale Cencelli del reclutamento della docenza) e così nessuno interviene.

Sulle PEO abbiamo già detto. Si sono purtroppo verificati i risultati che ci attendevamo. I criteri selettivi che abbiamo contrastato fino all’ultimo al tavolo di contrattazione hanno prodotto profonde ingiustizie perché non hanno nulla a che fare con capacità e merito ma accentuano le divisioni e i comportamenti individualistici. Come previsto, sono rimasti fuori dalla PEO 2016 (oltre che dalla 2015) una parte di colleghi che non avevano superato la PEO 2009-2010. E’ davvero intollerabile che gli altri sindacati non abbiano accettato la nostra proposta di mettere una corsia preferenziale per far passare tutte queste persone nel 2016. Noi non siamo fra quelli che sbandierano la PEO come un trofeo, diciamo che andava fatta perché consente a tutti un passaggio di posizione economica, però mai più con criteri come questi.