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Atto unilaterale, l’ennesimo strappo dell’Università di Padova con i sindacati

Abbiamo denunciato l’illegittimità della decisione dell’amministrazione di adottare un atto unilaterale provvisorio ex art. 40, co. 3‐ter, d.lgs. 165/2001 per disciplinare il salario accessorio 2019 del PTA, che costituisce l’ennesimo tassello di una condotta prevaricatrice e tracotante della Parte Pubblica costantemente orientata a forzare le tempistiche e gli esiti della contrattazione decentrata annuale verso soluzioni preconfezionate, con cui si pretenderebbe di sottrarre al negoziato con i sindacati – sulla scorta di predeterminati indirizzi del CdA – una cospicua parte delle risorse destinate ai fondi del salario accessorio.

Leggi la lettera inviata all’Amministrazione e agli Organi di Ateneo

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Spese elettorali Unipd – Trasparenza anno zero

Nei mesi scorsi abbiamo cercato di far luce sulle spese elettorali dell’Università di Padova ma non ci siamo riusciti perché l’accesso agli atti ci è stato negato.
Analizzando alcuni dati del bilancio di esercizio 2018 ci eravamo accorti che la voce “spese elettorali” era lievitata da 12.219 euro nel 2017 a 167.627 euro nel 2018, un aumento del 1370%.
Nel 2018 l’Università aveva deciso di appaltare ad una società esterna la gestione delle elezioni, passando dalla forma tradizionale cartacea, gestita internamente con personale dipendente, al voto elettronico, tramite una piattaforma informatica, Helios Voting.
Il voto elettronico avrebbe dunque fatto lievitare i costi, anziché diminuirli? Com’è possibile che le spese siano aumentate in modo così spropositato?
Volevamo vederci chiaro, facendo ricorso al mezzo con cui le pubbliche amministrazioni, per legge, sono tenute a fornire ai cittadini le informazioni concernenti la gestione della cosa pubblica, l’accesso civico.
Ma l’Università ci ha negato l’accesso, comunicandoci che non potevamo avere il resoconto dettagliato delle spese elettorali perché la nostra richiesta era “in violazione dei canoni della buona fede”, perché era “irragionevole e sovrabbondante, tale da costituire un abuso dell’istituto dell’accesso civico generalizzato”, ma anche perché, secondo il Responsabile della Trasparenza e della Prevenzione della Corruzione, i dati non erano in possesso dell’amministrazione.
E’ davvero singolare che dati di spesa non siano in possesso dell’amministrazione. Come si possono analizzare i benefici di un appalto di servizi senza un’analisi dei costi?
La mancata trasparenza della nostra università è nota, ci imbattiamo frequentemente in dinieghi e anche in questo caso non potremo sapere se i soldi pubblici sono stati spesi bene oppure se sono stati sprecati.

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Quelli del NO non sono i sindacati

Non siamo riusciti a chiudere la contrattazione integrativa 2019 perché la Parte Pubblica ha detto NO, preferendo al confronto, la via dell’atto unilaterale.

E’ vero, non potevamo accettare le PEO per pochi perché non volevamo una guerra fra il personale. Non è vero invece che in un arco temporale pluriennale tutti accedono alla PEO perché dal terzo anno possono partecipare quelli che l’hanno passata il primo anno e quindi non ci sono criteri che possano garantire che non ci sia chi fa PEO ripetute a scapito di chi non ne fa neanche una. L’amministrazione fa passare un messaggio fuorviante ma chi conosce l’ambiente che ci circonda sa benissimo come va il mondo quando ci sono di mezzo le “selezioni”. Il periodo per una manovra PEO per tutti va quindi diminuito, non prolungato negli anni. Abbiamo rigettato anche la proposta del test per fare la PEO, fra l’altro non prevista dal CCNL e umiliante per il personale.

Nonostante le difficoltà avevamo tuttavia accettato un accordo economico che di fatto avvantaggiava l’amministrazione, con l’unica condizione, in linea con quanto proposto dall’RSU, che ci fossero contestualmente impegni formali sull’avvio di una contrattazione vera sulle indennità di responsabilità, sul welfare e finalmente una data certa (gennaio 2020) per il nuovo sistema dei buoni pasto, che è ormai un tira e molla che va avanti da un anno e che rischia di diventare una presa in giro per il personale.

E invece la Parte Pubblica ha detto NO, si è rifiutata di prendere impegni per avere le mani libere e ciò dimostra come fin dall’inizio non avesse mai cercato un accordo serio. Così hanno fatto saltare il banco con l’atto unilaterale, unica università in Italia a procedere per questa via, d’altra parte siamo i primi della classe anche nelle cose peggiori.

Il nodo centrale è la c.d. riorganizzazione e le indennità di responsabilità. In pratica la Parte Pubblica pretende che i sindacati diano il proprio consenso alle loro disastrose manovre in ambito organizzativo. Ma la conosciamo bene questa riorganizzazione e noi tutti vediamo in quale caos siamo sprofondati e quanti danni si stanno producendo.

Oltre a fare del male alle persone e a creare inefficienze, questa riorganizzazione destruttura il Contratto Nazionale per quanto riguarda la disciplina delle mansioni e l’inquadramento delle categorie. Sarà difficile nel 2020 ripartire se persiste questa linea di rottura da parte del DG e del Rettore. Ci proveremo, noi non ci siamo mai tirati indietro, ma devono accettare di avere di fronte una delegazione sindacale che mette come priorità la difesa dei diritti e l’unità del personale.

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P.S. al seguente link trovate la proposta dell’RSU, approvata anche dal nostro sindacato, che la Parte Pubblica ha rifiutato, sebbene accettasse praticamente ogni sua richiesta.

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Attenzione alla Fondazione

Si chiama Unismart Padova Enterprise Srl ed è una società di diritto privato che ha già iniziato ad assorbire le risorse pubbliche dell’Ateneo patavino.

Il modello è quello di Ca’ Foscari, dove la Fondazione lavora a pieno ritmo ma con risultati tutt’altro che invidiabili, considerati i ranking internazionali che vedono Venezia in fondo alle classifiche. Perché dunque fare questa operazione? Chiaramente, perché in ballo ci sono tanti soldi e tanti interessi:

– la Fondazione può operare in modo “agile”, senza gli obblighi di trasparenza e di rendicontazione del soggetto pubblico;

– può assumere personale senza concorso e portare fuori dall’università pezzi importanti di competenze organizzative come la didattica post-lauream, vedi https://www.unismart.it/job-amministrazione-academy/

– può dirottare al proprio interno le commesse conto terzi dell’università, utilizzando ugualmente le strutture universitarie, senza tuttavia distribuire compensi al personale, vedi https://www.unismart.it/ricerca-a-contratto/

Non abbiamo bisogno di fondazioni private. L’università deve essere pubblica.

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Si riapra la contrattazione

Prima delle vacanze estive l’amministrazione ha arretrato le proprie posizioni, inspiegabilmente ha dichiarato che, nonostante sia tecnicamente possibile aumentare le PEO oltre il 50% e fino all’80% nel triennio 2019-2021 (secondo la loro proiezione), nonostante cioè il CCNL lo consenta, non intende addivenire ad un accordo in tal senso, ribadendo la propria posizione iniziale secondo la quale metà del personale dev’essere escluso dalla PEO.

In pratica, ci siamo trovati di fronte ad un comportamento ambiguo e poco trasparente. Il personale aspetta le progressioni di carriera, la contrattazione va subito ripresa. Per parte nostra, siamo sempre stati disponibili al dialogo ma non si può dire altrettanto della nostra controparte.

 

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PEO per tutti, ci stiamo arrivando

 

Ieri si è tenuta una importante riunione di contrattazione per discutere della prossima manovra PEO.

L’amministrazione, cogliendo le istanze pervenute dai sindacati e dall’RSU, ha ampliato la precedente proposta che prevedeva una PEO triennale per il 50% del personale, portandola all’80% delle categorie B-C-D e al 60% degli EP.

La nostra organizzazione ha preso atto del tentativo di mediazione ma ha subito dichiarato di non essere soddisfatta, poiché la PEO deve essere per tutti.

Abbiamo spiegato che le motivazioni del nostro dissenso sono sostanzialmente legate al concetto di fondo che la PEO va vista come un avanzamento stipendiale che deve conseguire in forza di un diritto allo sviluppo professionale, che purtroppo ci è stato scippato a causa di contratti nazionali deteriori ma che bisogna assolutamente ripristinare.

Nel settore universitario, per giunta, lavorano fianco a fianco categorie di lavoratori (docenti e PTA) con trattamenti differenziati. Il personale docente beneficia degli scatti di anzianità automatici e non selettivi, il PTA è ingiustamente sottoposto a continui meccanismi valutativi di dubbia efficacia.

Abbiamo sottolineato che i risultati ottenuti dal migliore Ateneo d’Italia sono il frutto dell’operato di tutti/e i suoi/sue lavoratori e lavoratrici ed è inaccettabile che la ricompensa per il PTA si limiti ad una pacca sulla spalla.

L’amministrazione si è dimostrata sensibile ed ha sottolineato la volontà di proseguire il confronto. Si tratta di trovare il meccanismo per finanziare la manovra PEO per tutto il personale nel minore tempo possibile e poiché per l’Università di Padova i soldi non sono mai stati un problema, siamo fiduciosi.

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Mozione approvata dalla RSU dell’Università di Padova e inviata ai capigruppo di Camera e Senato

Il disegno di legge c.d. concretezza, prevede anche la sostituzione degli attuali sistemi di rilevazione delle presenze in servizio attraverso badge magnetico con il riconoscimento biometrico, tramite impronte digitali e videosorveglianza. La misura viene motivata con la necessità di mettere in atto misure per il contrasto all’assenteismo.

Di che assenteismo parliamo?

Nel 2018, in tutta la pubblica amministrazione ci sono stati 89 licenziamenti derivanti da falsa attestazione della presenza in servizio (0,003%), di cui 55 accertati in flagranza (0,002%) , su circa 3 milioni di dipendenti. Nel comparto università ci sono stati solo due (2) casi, su circa 60.000 dipendenti contrattualizzati.

Di che assenteismo parliamo?

Davvero questo paese sarà costretto a spendere milioni di euro per installare apparecchiature inutili per contrastare un fenomeno che per quanto deprecabile, è assolutamente marginale?

Si tratta di uno sperpero di denaro pubblico per pura propaganda politica. Attaccare i dipendenti pubblici realizza quell’alchimia perfetta della barbarie politica che riscuote grande consenso in termini di voti, utile ad alimentare il disprezzo della cosiddetta “opinione pubblica” nei confronti dei “fannulloni”, ma che lascia nel contempo irrisolti i veri problemi del lavoro pubblico. Insistere con provvedimenti vessatori ed invasivi come la videosorveglianza e le impronte digitali non fa altro che aumentare il senso di frustrazione delle lavoratrici e dei lavoratori e dove non c’è fiducia non c’è né efficienza, né produttività.

Il sistema pubblico dev’essere rafforzato attraverso investimenti, responsabilità e protagonismo di chi lavora, non alimentando un clima di sospetto e di livore che sta diventando una vera e propria ossessione.

Usiamo meglio i soldi degli italiani.
Ritirate questo provvedimento assurdo, costoso ed inutile!

RSU dell’Università di Padova