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Votare? Chi votare?

Abbiamo seguito con attenzione la campagna elettorale dei candidati rettore/rettrice. Al di là dell’inaccettabile voto ponderato che relega il PTA, numericamente parlando, a fare da comparsa, per la prima volta c’è stato un dibattito vero sui temi dell’organizzazione e del contesto lavorativo del personale. Un altro dato interessante è che ci sono ben quattro candidati, il che fa della corsa a rettore una gara interessante.

I temi che maggiormente ci interessano sono stati affrontati: investimento di risorse economiche, progressioni di carriera, maggiore democrazia nelle decisioni, un’organizzazione del lavoro meno asfissiante, benessere lavorativo, smart working, un sistema di valutazione che non sia mortificante e punitivo come quello attuale.

Il periodo del rettorato che si chiude, con l’attuale Direttore Generale, è stato un periodo molto difficile, nel quale le condizioni di lavoro del PTA sono perlopiù peggiorate. Sono stati sei anni di sostanziale incomunicabilità, verticismo, clima pesante e sfiducia. Un nuovo rettore dovrebbe portare una ventata di aria fresca, un’idea di Università diversa. Non bastano i potenti mezzi della comunicazione per convincere che vada tutto a gonfie vele, né mettere la polvere sotto il tappeto.

Votare? Chi votare? Quale candidato ci dà maggiori garanzie per un cambio di passo? Per il PTA è infatti fondamentale che ci sia discontinuità, pertanto chi si presenta nella continuità, non gode del nostro consenso. A questo proposito va sottolineato che la candidata Mapelli è l’unica a non aver chiesto di incontrare i sindacati e questo, al di là di ogni dichiarazione o riga di programma, appare come un segnale di sostanziale mancanza di dialogo, che sintetizza un’idea di rigida autosufficienza, in linea con quella continuità da cui veniamo (vedi anche la riconferma del Prorettore Vicario), che ha visto il confronto con le parti sociali un intralcio o un fastidioso adempimento.

Sarebbe il caso di voltare pagina.

Gli altri candidati ci sembrano proiettati ad immaginare un nuovo modello di istituzione. Ci piace l’idea di creatività, di rinascita, di visione del futuro e anche di fantasia. Sperando che alle parole seguano i fatti, noi saremo sempre qui, dalla parte del personale.

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Valorizzazione del PTA o Marketing Aziendale?

Valorizzazione del personale”. Lo sentiamo ripetere continuamente. Non c’è un Rettore o un Direttore Generale che non abbia speso fiumi di parole e d’inchiostro sulla “valorizzazione”. Peccato che molto spesso non si vada oltre al marketing. Cosa significa “valorizzare il PTA”, nel concreto?

Per fare le PEO abbiamo dovuto lottare due anni, uno scontro durissimo, perché la governance voleva le progressioni economiche per una quota molto limitata di personale (pochi eletti). Non parliamo dell’incremento del voto ponderato per l’elezione del Rettore, passato da 8% a 16%, un autentico salto di qualità; serviranno 6 PTA per fare un voto di un docente. Ci dovremmo sentire valorizzati?!

Dulcis in fundo, sono arrivate le Progressioni Economiche Verticali (PEV). Dopo quindici anni dalle ultime progressioni, il personale si aspettava una procedura che premiasse la professionalità acquisita, che desse un giusto riconoscimento a colleghe e colleghi in possesso dei titoli di studio, di professionalità ed esperienza di altissimo livello e che da anni sono bloccati e sotto inquadrati. Invece, uscito il bando, ci accorgiamo che l’anzianità di servizio e le competenze acquisite non valgono praticamente nulla. Per progredire è più importante sapere quanti sono i componenti del Senato Accademico, piuttosto che avere un’esperienza pluridecennale, oppure avere dottorato di ricerca, master e titoli che neanche i dirigenti possiedono.

Pochi posti e assegnati confusamente fra le aree, non si capisce con quale criterio, ma è evidente che si tratta di una procedura standardizzata, che penalizza i profili specialistici. Tutti dentro, sia che uno abbia 30 anni di servizio o che sia stato assunto l’altro ieri, a giocarsi un avanzamento di carriera attraverso una prova scritta, che non si sa ancora come verrà organizzata (test a crocette? domandine a trabocchetto?), a parte che sarà gestita da una ditta esterna, appositamente incaricata.

È bene chiarire che i sindacati non sono stati coinvolti in tutto questo: non essendo una materia di contrattazione, l’Ateneo ha agito unilateralmente, non recependo minimamente l’indicazione che avevamo dato, cioè di riconoscere un peso consistente all’anzianità di servizio, all’esperienza e alla professionalità acquisita.

Il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi. Ci dicono che 74 sono i posti massimi che si potevano mettere a disposizione, mentre in quest’ultimo quinquennio i docenti hanno avuto 640 progressioni dall’interno. La colpa, dicono, è del Ministero, che non destina fondi al PTA delle università, peccato che negli ultimi 10 anni abbiamo avuto 5 ministri rettori. Evidentemente alla componente accademica fa comodo “valorizzare a parole”, tanto poi le risorse vanno sempre a finire altrove.

Vediamo cosa saprà fare il/la nuovo/a rettore/rettrice, quale declinazione darà al termine oramai stucchevole di “valorizzazione”. Nel frattempo, avanti con queste PEV, sperando che sia solo un inizio e dal prossimo anno si possa parlare seriamente di progressioni di carriera.

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Welfare di Ateneo – Nuove risorse per il PTA

È arrivata finalmente la sottoscrizione dell’Accordo sul Welfare Integrativo di Ateneo. Una trattativa difficile, anche in questo caso, ma alla fine soddisfacente.

È prevalsa la linea del nostro sindacato, ovvero quella di ampliare le risorse welfare a favore di tutto il personale, conservando però, nel contempo, gli attuali regolamenti, quello sui Benefici Economici, che interviene sulle situazioni di particolare bisogno (disabilità, inclusione, spese odontoiatriche) e quello sui contributi per le famiglie con figli in età scolare, che l’Amministrazione voleva invece eliminare.

L’accordo prevede l’attivazione di un borsellino individuale, per tutti, che permetterà di utilizzare determinati servizi: voucher e buoni spesa, rimborsi per l’acquisto di abbonamenti ai mezzi di trasporto, rimborso degli interessi sui mutui e sui finanziamenti, scuola e istruzione.

L’entità del borsellino sarà modulata in base all’ISEE, maggiore per i redditi bassi, minore per i redditi elevati. La media è di circa 500 euro all’anno ma l’esatto ammontare individuale si avrà solo dopo la rilevazione reddituale del personale, in funzione del coefficiente di distribuzione che prevede che la fascia ISEE più bassa percepisca il doppio della fascia ISEE più alta.

Inoltre abbiamo stabilito che le risorse risparmiate per il mancato utilizzo dei buoni pasto nel corso del 2020, causa Covid, torneranno al personale, riservandoci di stabilire la destinazione attraverso un successivo accordo, non appena verrà quantificato l’ammontare preciso.

Volevamo maggiori risorse per gli interventi sulla famiglia e per le situazioni di svantaggio sociale, ma abbiamo trovato davvero una resistenza fortissima.

Portiamo a casa comunque un buon accordo a beneficio di tutto il personale.

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La sciagurata Autonomia Universitaria

In nessun paese al mondo l’Università è pagata da tutti i contribuenti ma è gestita da soli universitari, secondo un modello di assoluta autoreferenzialità, senza dover rendere conto né a chi finanzia gli atenei (lo Stato, il Ministero) né soprattutto ai portatori di interessi pubblici, ovvero gli studenti e le famiglie. Allo stato attuale, tutto il potere degli atenei, sia a livello di elezione delle cariche, sia a livello di reclutamento del personale, ha origine e fine nel corpo accademico che agisce quindi, attraverso i gruppi di potere locali e le varie lobby disciplinari, come il padrone assoluto dell’Università italiana, in modo del tutto deresponsabilizzato.

Nelle altre parti del mondo non è affatto così. Nei sistemi anglosassoni si è trovato un bilanciamento dei poteri interni ed esterni attraverso i “board of trustees”. In Francia il Rettore è un funzionario ministeriale con poteri di controllo sulla vita dell’Ateneo. Anche in Svezia, Olanda e Austria si è imboccata la strada opposta a quella italiana dell’autonomia universitaria, ci si è indirizzati verso la nomina politica (ministeriale o regionale) nella convinzione che l’Università, in quanto bene pubblico, non possa essere gestita dagli attori interni, in conflitto di interessi, ma debba essere organizzata per rappresentare gli interessi dell’intera società.

In una società avanzata il meccanismo di partecipazione alle decisioni della governance da parte dei lavoratori e delle lavoratrici è senz’altro interessante e va rinforzato, ma deve avere dei contrappesi per garantire decisioni responsabili e soprattutto deve essere un sistema realmente democratico, non un modello di predominio di una categoria di lavoratori sopra le altre

L’autonomia universitaria in Italia, lungi dall’essere interpretata nel senso originario di garanzia della libertà di ricerca e didattica, si è concretizzata in uno strumento di appropriazione, un mezzo per la riproduzione dei rapporti di potere interni, escludendo dalla partecipazione democratica tutte le componenti universitarie diverse dalla docenza, relegate a ruolo subalterno, prive di ogni possibilità reale di sviluppare e mettere a disposizione, attraverso un confronto paritario, le proprie intelligenze e la propria professionalità.

La ferrea sorveglianza del sistema baronale sull’intero sistema universitario, una sorta di inespugnabile fortino tragicamente arroccato in difesa, si ripercuote su ogni aspetto della vita universitaria, ad esempio sulla possibilità di avanzamento di carriera del personale tecnico amministrativo, vittima della predazione dei punti organico da parte dei direttori di dipartimento, con conseguente insoddisfazione, apatia e avversione per un’organizzazione che esclude e mortifica, infatti il PTA ha il tasso di mobilità in uscita verso altri comparti della pubblica amministrazione più alto di tutto il pubblico impiego.

È necessario intervenire sulle leggi che hanno sancito la sciagurata autonomia universitaria, per come la conosciamo oggi, dalla legge n. 168 del 1989 fino alla legge n. 240 del 2010, che ha dato vita a logiche sempre più corporative, localistiche e spartitorie.

In questi giorni, nella nostra Università, si discute della modifica del voto ponderato per l’elezione del Rettore da parte del personale tecnico amministrativo, dei ricercatori a TD e degli studenti. È una discussione surreale poiché finalizzata ad elargire qualche inutile punto percentuale aggiuntivo, avendo l’accortezza che tale modifica non metta in discussione l’ordine costituito. Un’imbarazzante gattopardesca perdita di tempo e di risorse pubbliche, di cui si conosce già l’esito e cioè che nulla deve cambiare.

Finché non ci sarà un’idea nuova, inclusiva e innovativa di università, si resterà sempre nell’alveo del feudalesimo e, dentro un sistema affamato ed irresponsabile come quello attuale, è più che giustificato e comprensibile, per coscienza civile, contenere l’aumento del finanziamento pubblico agli atenei.

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Il cervello di un tecnico-amministrativo è come quello di una capra?

La capra ha il cervello circa 12 volte più piccolo di quello umano. Il docente è un essere umano e il suo voto nell’elezione del Rettore vale UNO, mentre il voto del tecnico-amministrativo vale UN DODICESIMO: servono cioè 12 voti di tecnico-amministrativi per farne uno di un docente. 

Si chiama VOTO PONDERATO. È il mezzo che il sistema baronale ha escogitato per simulare democrazia, conservando inalterato il suo potere nell’università. Una trovata intelligente, d’altra parte con un cervello umano è un gioco da ragazzi.

E così le università possono mostrarsi all’opinione pubblica come luoghi della partecipazione, tanto il voto dei “diversamente docenti” non vale niente.

L’Università di Padova fra qualche mese andrà al voto per il Rettore e si è aperta l’assemblea generale in seduta comune, Senato Accademico + CdA, per la modifica dello statuto. I docenti in assemblea hanno proposto un aumento del peso del PTA dall’attuale 8% ad un generoso 12%, ben 4 punti percentuali! In altri termini, per fare 1 voto di un singolo professore servirebbero 8 voti del PTA.

È davvero un grande balzo in avanti, siamo quasi commossi!

Venerdì scorso siamo andati a dire al Rettore e a questi signori dell’assemblea costituente che non sappiamo cosa farcene di questa proposta miserabile.

Il PTA non vuole elemosine ma dignità. Per quanto stravagante possa apparire alla componente docente, il nostro cervello appartiene alla medesima specie dell’Homo Sapiens Sapiens (abbiamo le prove) quindi andremo a votare solo quando potremo esprimere: UNA PERSONA UN VOTO.

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CORSO DI YOGA

Siamo tutti presi da una vita piena di momenti stressanti e difficili, bisogna ritrovare spazi di armonia e benessere.

Vi invitiamo a partecipare ad un corso di Hatha Yoga.

Il corso è tenuto da un’insegnante di Yoga, iscritta alla YANI, l’Associazione Italiana Insegnanti di Yoga.

Il costo è di 35 euro al mese ma per gli iscritti (e per chi si iscrive) al sindacato abbiamo concordato una tariffa di favore: solo 15 euro al mese.

Il corso si terrà tutti i giovedì dalle ore 17.30 alle ore 18.45 presso la palestra al piano rialzato della parrocchia di San Filippo Neri in zona Arcella, 4 lezioni al mese della durata di un’ora e 15 minuti.

La prima lezione, giovedì 1 ottobre, sarà gratuita e aperta a tutti in modo che i partecipanti possano capire se il metodo è adatto alle loro esigenze.

In palestra verranno adottate le misure di sicurezza e il distanziamento, non potranno esserci più di 11 partecipanti.

Per le adesioni chiamate il tel. 3711628515, oppure scrivete alla nostra mail: confsal.unipd@libero.it

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Firmato il Contratto Integrativo

Abbiamo sottoscritto il Contratto Collettivo Integrativo 2019-2021.

È un Accordo fortemente voluto, esito di un percorso molto difficile, che ci soddisfa perché raccoglie i principali obiettivi che ci eravamo prefissati. Questi i punti salienti:

• Un piano Peo triennale per TUTTI gli aventi diritto.

• Dovendo rispettare le norme fissate dal Mef, nel 2020 passerà il 50% dei colleghi, nel 2021 un altro 25%, il restante concluderà nel 2022.

• I criteri per la Peo sono orientati a privilegiare fortemente l’anzianità nella posizione economica: viene privilegiato chi da più tempo attende una progressione.

• La distribuzione delle risorse per la Peo permette di agevolare (in percentuale possono passare prima) i colleghi delle categorie economiche più basse (B e C1-C2).

• Sarà una manovra molto agile: basterà iscriversi al bando, senza dover presentare documentazione; tutti i dati che servono per formare le graduatorie sono già in possesso dell’Amministrazione.

• La Peo 2020 si concluderà entro dicembre, mentre la Peo 2021 potrà essere avviata già nella primavera del prossimo anno;

• Chi non farà la Peo avrà un riconoscimento economico compensativo con risorse dell’Ima e del Fondo Comune di Ateneo.

• Il Fondo Straordinari verrà leggermente ridotto per recuperare risorse per la Peo.

• L’Accordo prevede nel complesso una distribuzione dei Fondi Accessori in modo tale che non ci possa essere concentrazione di risorse e incentivi su poche persone.

• Abbiamo una clausola di salvaguardia che ci garantisce un Fondo Comune d’Ateneo non inferiore a 2.500.000€.

• La quota performance sarà distribuita solo secondo la valutazione, senza più differenziazione fra categorie B-C-D.

• Dal 1 ottobre entreranno inoltre in vigore nuove regole sul buono pasto: si maturerà il diritto dopo 6 ore lavorative (non più 7 ore), con una pausa pasto di almeno 10 minuti e con uscita dopo le 15. Un monitoraggio sui primi sei mesi ci permetterà di valutare eventuali situazioni problematiche dovute all’ingresso anticipato di mattina per esigenze di servizio.

La chiusura dell’Accordo ci permetterà di dedicare maggior tempo ed energia ad altre tematiche che riguardano il personale, dal Welfare al Regolamento per lo Smart-working, alle rappresentanze per la sicurezza.

E’ anche nostra intenzione sottoporre l’accordo a referendum, di modo che tutto il personale possa esprimersi.

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Nuove detrazioni dal 1° luglio

Dal 1° luglio 2020, la normativa che disciplina il bonus 80 euro (comma 1-bis, art. 13, TUIR – c.d. bonus Renzi) risulta abrogata.

Per le prestazioni di lavoro rese fino al 30 giugno 2020, il bonus 80 euro continua ad essere riconosciuto in busta paga ai lavoratori aventi diritto secondo le regole ordinarie (ovvero in misura piena per i titolari di reddito complessivo non superiore a euro 24.600, in misura ridotta per i titolari di redditi superiori a euro 24.600 e fino a euro 26.600). Per le prestazioni di lavoro rese dal 1° luglio 2020, sono previste due nuove misure di sostegno ai redditi di lavoro dipendente e assimilati, alternative tra loro, un trattamento integrativo e un’ulteriore detrazione fiscale (artt. 1 e 2, DL n. 3/2020). Analogamente a quanto previsto per il bonus 80 euro, anche le nuove misure spettano subordinatamente al rispetto di determinati limiti di reddito complessivo annuo prodotto dal lavoratore e sono riconosciute in automatico dal sostituto d’imposta sulla base dei dati in suo possesso.

Si tratta di:

Trattamento integrativo dei redditi di lavoro dipendente e assimilati. Si tratta di un bonus che spetta, per le prestazioni di lavoro rese dal 1° luglio 2020, ai titolari di reddito complessivo annuo non superiore a euro 28 .000; – IRPEF lorda, al netto delle altre detrazioni (di cui all’art. 13, comma 1, TU IR), positiva. Il trattamento integrativo ammonta a 600 euro per l’anno 2020 (semestre luglio-di cembre) – 1.200 euro a decorrere dall’anno 2021 e non concorre alla formazione del reddito imponibile. L’importo spettante è rapportato al periodo di lavoro ed è erogato in via automatica dal sostituto d’imposta ripartendolo fra le retribuzioni erogate a decorrere dal 1° luglio 2020. In sede di conguaglio, il sostituto d’imposta verifica la spettanza del trattamento integrativo e, qualora rilevi la non spettanza, provvede al recupero in busta paga dell’intero importo.

Ulteriore detrazione fiscale. Ai titolari di redditi complessivi superiori a euro 28.000 e fino a euro 40.000, per le prestazioni di lavoro rese dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2020, viene, invece, riconosciuta una detrazione fiscale sull’IRPEF lorda che varia in modo decrescente in funzione dell’ammontare del reddito complessivo. L’ulteriore detrazione spettante è rapportata al periodo di lavoro ed è riconosciuta in via automatica dal sostituto d’imposta ripartendola fra le retribuzioni erogate a decorrere dal 1° luglio 2020. In sede di conguaglio, il sostituto d’imposta verifica la spettanza dell’ulteriore detrazione e, qualora rilevi la non spettanza, provvede al recupero in busta paga dell’intero importo.

Premesso quanto sopra il datore di lavoro, ai fini del riconoscimento del trattamento integrativo e dell’ulteriore detrazione fiscale, provvederà a verificare il rispetto del requisito reddituale sulla base dei dati già in possesso. Se spettante verrà riconosciuto automaticamente in busta paga. A tale proposito, si invitano TUTTI i dipendenti a prestare particolare attenzione ad eventuali situazioni personali che possano incidere sulla spettanza del trattamento integrativo e dell’ulteriore detrazione fiscale (ad esempio, il possesso di ulteriori redditi), al fine di non dover restituire, in sede di conguaglio gli importi non spettanti.

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Buoni pasto in lavoro agile

Il Dipartimento della Funzione Pubblica, nella circolare 2/2020 recante misure sull’organizzazione del lavoro durante l’emergenza coronavirus, ha previsto, tra le altre cose, la possibilità di erogare buoni pasto per il personale in smart working, non in modo automatico ma attraverso un accordo sindacale. Una quindicina di università hanno già fatto l’accordo e il personale riceve i buoni pasto. Abbiamo pertanto fatto richiesta alla nostra amministrazione e la risposta del DG Scuttari è stata NO.

Nessuna sorpresa, non potevamo aspettarci un atteggiamento diverso da parte di questa dirigenza, visto che in questi anni ha costantemente chiuso ogni possibilità di dialogo con il PTA, dimenticando peraltro che l’università in queste settimane è stata mantenuta in piedi grazie al nostro lavoro. Non ci siamo tuttavia arresi e abbiamo riproposto formalmente l’apertura del tavolo di confronto, che è stato fissato per venerdì 8 maggio.

Bisogna precisare che l’erogazione di buoni pasto in smart working non comporta un incremento della spesa pubblica, chiediamo che vadano al personale le risorse già stanziate, che allo stato attuale l’università risparmia e che, se non utilizzate, finirebbero nelle economie di bilancio.

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Ferie e MOI (Monte Ore Individuale)

L’istituto delle ferie è regolato dall’art. 28 del CCNL 2008. La durata delle ferie è di 32 giorni all’anno.
Le ferie sono un diritto irrinunciabile e la mancata fruizione non dà luogo alla corresponsione di compensi sostitutivi, salvo in caso di cessazione, dimostrando che la mancata fruizione è dipesa da esigenze di servizio. Esse vanno fruite nel corso di ciascun anno solare, secondo le richieste del dipendente, tenuto conto delle esigenze di servizio. (art. 28 comma 9)
“Qualora si renda impossibile per il lavoratore la fruizione dell’intero periodo di ferie, lo stesso ha diritto a procrastinare due settimane di ferie nei 18 mesi successivi al termine dell’anno di maturazione”. (art. 28 comma 12)


La gestione del MOI (riposi compensativi) è invece regolata dall’art. 27 CCNL.
“Qualora il dipendente ne faccia richiesta, le ore di lavoro straordinario – che dovranno essere debitamente autorizzate e prestate dal lavoratore – possono essere accantonate in un conto ore individuale per essere fruite a gruppi di ore equivalenti alla durata della giornata lavorativa sotto forma di riposi compensativi pari alle corrispondenti giornate lavorative, tenuto conto delle esigenze organizzative.
Al 31 dicembre di ciascun anno i riposi compensativi non fruiti vengono conteggiati e devono essere fruiti entro il trimestre successivo”.