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Dematerializzazione e Conto terzi

Mercoledì 12.04.17 si è svolta una riunione di contrattazione decentrata nella quale si è discusso di due importanti argomenti: dematerializzazione delle richieste di ferie e permessi del PTA e regolamentazione conto terzi.

Dematerializzazione

Bisogna passare ad un sistema informatizzato per la gestione di ferie e permessi perché siamo gli ultimi in Italia, ha tenuto a precisare il Direttore Generale. Noi abbiamo sottolineato la necessità che la procedura sia univoca per tutto l’Ateneo e che siano garantiti tempi certi e decisioni motivate. Abbiamo inoltre posto l’attenzione sul fatto che la funzione che consente a tutti i dipendenti di visualizzare la presenza in servizio di ognuno (pallino verde o pallino rosso) risulta particolarmente invasiva rispetto alla tutela della privacy del singolo. Sia il Direttore Generale che il Prorettore Vicario hanno fatto presente, tuttavia, che si tratta di una implementazione che ha una notevole utilità organizzativa, poiché permette di lavorare meglio e in modo più produttivo, sapendo in tempo reale se un collega è in servizio oppure no.

Non avendo nulla in contrario rispetto all’utilità dello strumento, abbiamo allora chiesto che tale sistema sia esteso al personale docente, poiché risulterebbe molto utile, produttivo ed efficace, conoscere la presenza in sede di questi colleghi (anche a beneficio degli studenti) attraverso la rilevazione informatizzata delle loro presenze (timbrare il cartellino). E’ calato il gelo al tavolo della delegazione pubblica.

Bisogna sapere, infatti, che l’Azienda ospedaliera di Padova ha imposto all’Università che i docenti medici che svolgono attività assistenziale in convenzione, debbano (finalmente, ndr) timbrare il cartellino. L’Università di Padova, finché ha potuto, si è opposta in ogni modo (ultima università in Italia ad adeguarsi), ma alla fine ha dovuto cedere. Ora i docenti timbrano anche per l’attività didattica nei corsi a frequenza obbligatoria di area medica.

Il nostro sindacato ritiene che debba essere avviata quanto prima la rilevazione informatizzata delle presenze per tutti i docenti dell’Ateneo, almeno per il carico didattico obbligatorio, come peraltro fanno già altri Atenei. L’obbligo di timbratura è una forma di garanzia di corretto funzionamento dei servizi pubblici e accresce un rapporto di responsabilità nei confronti degli studenti e delle loro famiglie. L’Università di Padova ama proporsi all’opinione pubblica come un modello di buone pratiche “innovative”, fa sperimentazioni di varia natura sul PTA (good practice, indagini di customer satisfaction, ecc.), spinge su valutazione e performance (tranne ovviamente che per i direttori, per i quali che piova o che faccia bel tempo, l’indennità di 12.000 euro all’anno è assicurata) ma quando si tratta di “ritoccare” i privilegi arcaici della docenza, anche il Rettorato Rizzuto, come tutti quelli che lo hanno preceduto, fa finta di niente e si volta dall’altra parte. Viva la “dematerializzazione”, insomma, però per i docenti è meglio andare di carta e autocertificazioni, anche se si segano gli alberi dell’Amazzonia, si sa mai che qualcuno si arrabbi e sposti il suo pacchetto di voti alle prossime elezioni del Rettore. E’ il problema dell’autoreferenzialità dell’università italiana.

Conto terzi

Dopo la forte pressione che abbiamo messo in campo per cambiare la gestione del conto terzi, le cose iniziano a muoversi. E’ ancora presto per dire se ne verrà fuori qualcosa di buono ma intanto la proposta dell’amministrazione è quella di rilevare con un codice giustificativo l’attività in conto terzi svolta fuori dall’orario ordinario di lavoro.

Abbiamo ribadito alla delegazione pubblica la mozione approvata dall’assemblea del PTA del 28 marzo 2017: i compensi conto terzi devono finire in un fondo di Ateneo da distribuire a tutti i dipendenti alla fine dell’anno secondo una regola valida erga omnes senza la possibilità per i dipartimenti di decidere criteri difformi. La ratio di questa proposta è semplice: siamo tutti dipendenti di un ente e non dipendenti di un dipartimento ricco piuttosto che di un altro povero. Le assurde sperequazioni salariali oggi in essere devono finire.

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Mozione Assemblea del Personale Universitario

L’assemblea del PTA riunita in Aula Nievo il 28 marzo 2017 chiede al Rettore e al Direttore Generale un incremento delle risorse del Salario Accessorio e del Fondo Comune di almeno due milioni di euro.

Tale aumento è giustificato dalla profonda ristrutturazione organizzativa in corso e dalla necessità di un reale aumento retributivo per il personale tecnico amministrativo, il cui stipendio è fermo da anni di blocco contrattuale e che la manovra PEO ha incrementato solo in minima parte.

Chiede inoltre una regolamentazione del conto terzi che veda criteri comuni per tutto l’Ateneo, senza più che le strutture possano gestire in modo unilaterale ed iniquo la distribuzione dei compensi. L’attuale situazione di forte sperequazione fra il personale ha superato ogni livello di accettazione e non concorre a generare un clima di benessere organizzativo, tanto sbandierato dai vertici.

Riteniamo sia urgente procedere alla creazione di un fondo dove confluiscano tutti i compensi conto terzi destinati al PTA con distribuzione annuale a tutto il personale (nessuno escluso) e alla trasparenza sulle retribuzioni perché solo attraverso la conoscenza si può instaurare un clima di fiducia e di collaborazione.

L’assemblea approva la mozione.

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Cambiare tutto perché non cambi nulla

È passato più di un anno dall’insediamento del rettorato Rizzuto ed è ormai chiara la continuità con la precedente mala gestione. Questa governance sta dimostrando le stesse ottime capacità di navigazione nell’oceano del clientelismo tipiche dei predecessori.

Nell’accordo del 18 novembre 2015, con una maggioranza RSU che aveva finalmente superato l’asse Cgil-Cisl-Uil, avevamo messo le basi per una serie di riforme del sistema contrattuale: indennità di responsabilità, conto terzi, lavoro straordinario, ecc. Poi è arrivato il voltagabbana della Cisl e l’RSU, nella restaurata maggioranza Cgil-Cisl-Uil, ha messo in soffitta tutto il lavoro svolto, tirando anche un respiro di sollievo per aver salvato i privilegi dei soliti noti.

L’Amministrazione ha fatto subito retromarcia ed ha insabbiato le aperture di pochi mesi prima, dopo aver ricevuto i categorici “niet” dei direttori di dipartimento (che sono quelli che comandano veramente) sugli impegni precedentemente assunti al tavolo di contrattazione.

Così la revisione delle posizioni organizzative (indennità di responsabilità), su ordine dei direttori, si è trasformato in un affaire  gattopardesco dove nulla deve cambiare anche se apparentemente cambia tutto ed il meccanismo (molto “flessibile”) che pare sia stato deciso verrà calato sopra l’esistente in modo da ridurre al minimo gli scostamenti rispetto all’attuale, con lo scopo di reiterare l’arbitrio assoluto dei responsabili di struttura che potranno, domani come ieri, fare quello che più loro aggrada con i soldi del nostro accessorio.

Per quanto riguarda il conto terzi, la Consulta dei Direttori di Dipartimento ha fatto sapere che sulla questione “non passa lo straniero”. Così tutto è rimasto lì fermo immobile e intanto ci sono colleghi che continuano a portare a casa migliaia e migliaia di euro di proventi conto terzi mentre altri, che fanno lo stesso lavoro, non vedono neanche le briciole .

Lo straordinario? Guai a toccarlo! Anche quest’anno, dopo l’accordo sul salario accessorio del 5 dicembre 2016 firmato da Cgil, Cisl e delegati Uninsieme, arriverà la spartizione a tavolino, ovviamente su libera decisione del responsabile, che potrà continuare indisturbato ad elargire illegittimamente soldi pubblici per lavoro straordinario mai autorizzato, spesso svolto senza nessuna utilità. Sono ormai 15 anni di scandalosa violazione del CCIL (contratto integrativo del 2001) che prescrive inderogabilmente che il lavoro straordinario dev’essere preventivamente autorizzato.

Il PTA ha complessivamente un monte ore oltre l’orario ordinario che è arrivato a livelli spropositati. C’è chi va in pensione un anno prima della data d’uscita e intanto chi resta in servizio deve sobbarcarsi doppio carico di lavoro perché finché il dipendente non è cessato non si può assumere. A nessuno interessa questo problema, né ai Dirigenti, né al Direttore Generale, né ovviamente ai Direttori di Dipartimento, che hanno ben altre priorità (ad esempio gestire il manuale Cencelli del reclutamento della docenza) e così nessuno interviene.

Sulle PEO abbiamo già detto. Si sono purtroppo verificati i risultati che ci attendevamo. I criteri selettivi che abbiamo contrastato fino all’ultimo al tavolo di contrattazione hanno prodotto profonde ingiustizie perché non hanno nulla a che fare con capacità e merito ma accentuano le divisioni e i comportamenti individualistici. Come previsto, sono rimasti fuori dalla PEO 2016 (oltre che dalla 2015) una parte di colleghi che non avevano superato la PEO 2009-2010. E’ davvero intollerabile che gli altri sindacati non abbiano accettato la nostra proposta di mettere una corsia preferenziale per far passare tutte queste persone nel 2016. Noi non siamo fra quelli che sbandierano la PEO come un trofeo, diciamo che andava fatta perché consente a tutti un passaggio di posizione economica, però mai più con criteri come questi.

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Una PEO per tutto il PTA

Abbiamo sottoscritto gli accordi sulla manovra PEO 2015-2016-2017. Si tratta complessivamente di un risultato importante, una progressione economica per tutto il personale, obiettivo per il quale abbiamo lavorato con grande impegno e determinazione, trascinando una delegazione sindacale a volte incerta e contraddittoria. Ci abbiamo creduto fin dall’inizio e abbiamo insistito anche quando il ribaltone dei delegati della CISL e i delegati di CGIL e UIL avevano mandato per aria l’RSU.

Rimane il rammarico di non aver potuto migliorare il sistema dei criteri selettivi che risulta in alcune parti discriminatorio e punitivo nei confronti di una parte del personale, quella parte che si trova ad essere maggiormente vittima dei malfunzionamenti, delle irresponsabilità e delle ingiustizie del sistema. In particolare la valutazione e le indennità di responsabilità (che pesano moltissimo nel punteggio),  la formazione (che non garantisce chi non ha potuto accedervi), la compilazione della scheda dell’arricchimento professione da parte dei direttori e dei capi dello Storione (un autentico regalo al sistema di dominio baronale). Su queste criticità abbiamo fortemente insistito al tavolo tecnico ma le nostre proposte sono state in larga parte rigettate a favore di una visione falsamente meritocratica e “brunettiana” portata avanti dall’amministrazione e dagli altri sindacati, in particolare la CGIL che ha la paternità di questi criteri, in quanto le sue proposte sono state integralmente accolte, tranne i punteggi sui titoli di studio, voluti dall’amministrazione.

Alla fine della trattativa la CGIL si è però rifiutata di firmare i “suoi” criteri, così da scaricarsi le responsabilità. Una posizione sorprendente, ma fino ad un certo punto, perché tipico di un sistema di relazioni sindacali improntato sulla scarsa trasparenza. Noi proporremo che le riunioni di contrattazione siano svolte in diretta streaming così almeno il personale potrà meglio capire come si formano le decisioni che lo riguardano.

Giudichiamo negativo anche non aver favorito nel criterio dell’anzianità di servizio il personale che non ha passato le PEO 2009-2010, il quale, escluso dalla selezione 2015, potrebbe risultare non idoneo anche nella selezione 2016.

Il testo di protocollo d’intesa per il 2017 ha tuttavia accolto quasi integralmente le nostre modifiche per vincolare le parti, in modo irrevocabile, a procedere all’inizio del 2017 con le PEO per il personale che rimarrà escluso nel 2016, stanziando le risorse necessarie per il passaggio di posizione economica di tutti gli aventi diritto.

Per questo possiamo dire che alla fine abbiamo fatto quello che bisognava fare: una PEO per tutto il PTA.

Accordi PEO definitivi

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Sui criteri per le PEO

Abbiamo inviato all’Amminitrazione alcune importanti osservazioni sulla proposta di criteri PEO già illustrate al tavolo tecnico PEO del 27 giugno 2016.

FORMAZIONE
Il criterio della formazione va depontenziato il più possibile poiché nel corso di questi anni l’amministrazione non è stata in grado di realizzare un piano della formazione coerente e per tutti. Manca una mappa della competenze che l’ex Servizio Organizzazione non è mai riuscito a costruire . Buona parte del personale non ha potuto accedere alla formazione, se non in modo frammentario e spesso slegato dalle proprie attività lavorative. Fare corsi di formazione è diventata una necessità per fare progressioni economiche o di carriera, più che un arricchirsi professionalmente per migliorare l’organizzazione. E’ un sistema autoreferenziale. C’è la corsa alla partecipazione alle poche iniziative di formazione offerte, anche se inutili per la propria attività lavorativa. Bisogna interrompere questo assurdo circolo vizioso. Proponiamo di togliere il criterio “formazione certificata e pertinente” sulla base del fatto che non è mai stato realizzato un sistema di certificazione dei crediti formativi e che la formazione pertinente, in assenza di una mappa delle competenze in Ateneo, non può essere determinata oggettivamente.
Un dipendente potrebbe aver svolto formazione esterna molto più professionalmente pertinente piuttosto che inutili corsi organizzati dal Servizio Formazione che nulla hanno a che vedere con la propria attività ordinaria. La vera “formazione pertinente”, realmente qualificante e magari pagata con risorse proprie, rischia di non essere riconosciuta a dispetto della formazione generalista, di modesta qualità, fornita dall’Amministrazione.
Altre università hanno tolto il criterio “formazione certificata e pertinente”. Vedi ad es. l’Università di Bologna

ARRICCHIMENTO PROFESSIONALE
Il criterio dell’arricchimento professionale dev’essere determinato dalla valutazione del curriculum del dipendente da parte della commissione di concorso. Se le PEO sono una selezione, in alcun modo devono intervenire soggetti esterni rispetto alla commissione che valuta il candidato. La compilazione della scheda di arricchimento professionale da parte del responsabile di struttura è assolutamente scorretta, con pesanti vizi di legittimità, perché si tratta di una intromissione esterna rispetto al procedimento di selezione, totalmente soggettiva, senza nessuna garanzia per il dipendente che non può neanche opporsi in sede di ricorso poiché la scheda viene acquisita dalla commissione che non interviene sul giudizio del responsabile, che in tal modo diventa incontestabile. Questa procedura è discriminatoria e lede il diritto al contraddittorio, principio di garanzia cardine del diritto del lavoro. Riteniamo che le precedenti selezioni PEO siano tutte viziate da questo elemento discriminatorio cui bisogna assolutamente porre rimedio. Proponiamo di definire gli elementi per determinare quando l’arricchimento professionale è presente (con
il massimo del punteggio). La commissione PEO non deve fare altro che rilevare i dati inseriti dal dipendente nella domanda di partecipazione.

QUALITA’ DELLE PRESTAZIONI
Si fa riferimento ai dati ufficiali sulla valutazione 2014. Va considerata la valutazione complessiva di tutte le 3 sezioni, dato certo a nostra disposizione. Analogamente a quanto stabilito per l’accordo sul fondo comune 2015 si fa riferimento alla prima valutazione disponibile per il personale che non ha la valutazione 2014. Analogamente a quanto stabilito per l’accordo sul fondo comune 2015 va ridotta al minimo la selezione a causa dell’assoluto malfunzionamento del sistema, basti pensare solo al fatto che i giudizi sui ricorsi valutazione delle prestazioni 2014 sono pendenti da un anno. Questo corto circuito, sommato alla sostanziale ignoranza di buona parte dei valutatori del corretto funzionamento della BSC, non deve ripercuotersi sul personale.

 
Matteo Padovan
Confsal Fed. Snals Univ. Cisapuni

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Trattenuta del 2,5% sul TFR – Unipd ancora contro i lavoratori

Abbiamo appreso in via ufficiale che l’Università di Padova ricorrerà in appello contro la nostra sentenza vittoriosa di primo grado. Sfuma pertanto la possibilità di giungere a breve ad una risoluzione del contenzioso per il PTA di Unipd che sarà costretto a proseguire la sua lotta nelle aule di giustizia. Non è purtroppo una novità ed in questo senso il Rettore Rizzuto non si differenzia dai suoi predecessori che si sono sempre distinti nello schierarsi contro i diritti dei lavoratori costringendoli ad interminabili battaglie giudiziarie. Perfetta continuità con il passato dunque, anche se avevamo sperato in un esito diverso, ma al PTA non si regala niente ed anche questa è una lezione di pragmatismo per tutti noi.

L’Università dispone anche di validi alleati in taluni sindacati padronali che hanno fin dall’inizio tifato per il ricorso in appello. Ci riferiamo alla CISL di Unipd che è arrivata a minacciare, in una riunione di contrattazione, non meglio precisate ritorsioni se l’Ateneo non avesse proceduto ad agire contro la sentenza positiva di primo grado, ritenendo inaccettabile far passare in giudicato un giudizio favorevole al PTA. Tra parentesi, questo sindacato è lo stesso che con un colpo di mano stile voltagabbana made in Italy ha improvvisamente mandato nel caos l’RSU, disertando quattro riunioni consecutive al solo fine di ottenere le dimissioni del portavoce. Da quel che abbiamo potuto comprendere sembra che la causa (forse non l’unica) sia stata proprio la nostra vittoria sul TFR che avrebbe provocato in loro non poca invidia. Una sorta di punizione nei nostri confronti con il prezzo da pagare messo in conto al personale.

Abbiamo molti poteri consociativi coalizzati contro di noi ma i diritti e la forza delle idee dalla nostra parte e vinceremo anche questa partita. La trattenuta del 2,5% sul TFR è una enorme ingiustizia generazionale perché scarica sui più giovani il peso del cosiddetto “risanamento della finanza pubblica”, espressione che significa in sostanza che i lavoratori devono pagare il costo della crisi e che i poteri forti non si toccano.

Non molliamo. Ce la faremo anche questa volta.

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Scandalo conto terzi

Oramai siamo abituati a vederne e sentirne di tutti i colori, noi però abbiamo fiducia che i
lavoratori e le lavoratrici abbiano ancora la capacità di scandalizzarsi, poiché solo dalla presa di coscienza delle ingiustizie può derivare il cambiamento.
Abbiamo finalmente ricevuto i dati sulla distribuzione dei proventi conto terzi al PTA dentro
l’Università di Padova (vedi allegato) e la faccenda è molto seria. Oggi non è più un sentito dire, i numeri sono sotto il nostro naso e, anche se i nominativi sono stati oscurati, abbiamo il quadro dell’iniquità e della forbice assurda ed immorale tra i baciati dalla fortuna e i figli di nessuno.
Al CAB, per esempio, lavorano quasi 200 persone ma solo 30 prendono il conto terzi e qualcuno supera i 4.000 euro per arrivare fino a 9.000. Al Centro di Calcolo si va da 300 a 7.000 euro (23 volte di più). Al Dipartimento FISPPA si passa da 11 euro a 5.400 euro, 490 volte di più. Il Dipartimento ICEA non scherza, 110.000 euro di conto terzi, con un fortunato che porta a casa 33.000 euro (30%) mentre il più povero si deve accontentare di 80 euro (420 volte di meno). Il Dipartimento di Tecnica e Gestione dei Sistemi Industriali è una manna per chi ci lavora, 105.000 euro da spartire in 21 persone, ma le disuguaglianze sono vergognose, da 1.500 euro a 14.000 euro con ben 7 persone sopra i 5.000 euro
C’è anche un esempio (quasi) virtuoso, il CLA, che distribuisce il conto terzi uguale per tutti, tranne per una persona, nessuno è perfetto! Poi ci sono i molti che non vedono il becco di un quattrino, ad esempio i colleghi dello Storione, ma anche molti altri che lavorano in dipartimenti e centri che non fanno conto terzi perché nella geografia organizzativa i posti non sono tutti uguali e sapersi spostare dove è più conveniente è un’abilità che s’impara attraverso l’astuzia e le amicizie giuste.
Da molto tempo denunciamo questo scandalo, accuratamente coperto dai rettori e dai dirigenti che si sono succeduti negli anni. E’ ora di finirla!
Finalmente nel Protocollo d’Intesa 2016 con la Parte Pubblica abbiamo inserito la modifica del regolamento conto terzi. La nostra proposta è che chi svolge conto terzi in orario di servizio non venga direttamente remunerato e che l’introito vada ad aumentare il Fondo Comune distribuito con criterio perequativo a tutto il PTA. Chi svolge conto terzi oltre le 36 ore dev’essere pagato come straordinario a valere sui fondi dei progetti conto terzi. Dovranno essere aboliti tutti i regolamenti “fai da te” interni alle strutture (diversi l’uno dall’altro) attraverso un accordo complessivo, applicato a tutto l’Ateneo a garanzia di equità, imparzialità e trasparenza.