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Buoni pasto in lavoro agile

Il Dipartimento della Funzione Pubblica, nella circolare 2/2020 recante misure sull’organizzazione del lavoro durante l’emergenza coronavirus, ha previsto, tra le altre cose, la possibilità di erogare buoni pasto per il personale in smart working, non in modo automatico ma attraverso un accordo sindacale. Una quindicina di università hanno già fatto l’accordo e il personale riceve i buoni pasto. Abbiamo pertanto fatto richiesta alla nostra amministrazione e la risposta del DG Scuttari è stata NO.

Nessuna sorpresa, non potevamo aspettarci un atteggiamento diverso da parte di questa dirigenza, visto che in questi anni ha costantemente chiuso ogni possibilità di dialogo con il PTA, dimenticando peraltro che l’università in queste settimane è stata mantenuta in piedi grazie al nostro lavoro. Non ci siamo tuttavia arresi e abbiamo riproposto formalmente l’apertura del tavolo di confronto, che è stato fissato per venerdì 8 maggio.

Bisogna precisare che l’erogazione di buoni pasto in smart working non comporta un incremento della spesa pubblica, chiediamo che vadano al personale le risorse già stanziate, che allo stato attuale l’università risparmia e che, se non utilizzate, finirebbero nelle economie di bilancio.

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Ferie e MOI (Monte Ore Individuale)

L’istituto delle ferie è regolato dall’art. 28 del CCNL 2008. La durata delle ferie è di 32 giorni all’anno.
Le ferie sono un diritto irrinunciabile e la mancata fruizione non dà luogo alla corresponsione di compensi sostitutivi, salvo in caso di cessazione, dimostrando che la mancata fruizione è dipesa da esigenze di servizio. Esse vanno fruite nel corso di ciascun anno solare, secondo le richieste del dipendente, tenuto conto delle esigenze di servizio. (art. 28 comma 9)
“Qualora si renda impossibile per il lavoratore la fruizione dell’intero periodo di ferie, lo stesso ha diritto a procrastinare due settimane di ferie nei 18 mesi successivi al termine dell’anno di maturazione”. (art. 28 comma 12)


La gestione del MOI (riposi compensativi) è invece regolata dall’art. 27 CCNL.
“Qualora il dipendente ne faccia richiesta, le ore di lavoro straordinario – che dovranno essere debitamente autorizzate e prestate dal lavoratore – possono essere accantonate in un conto ore individuale per essere fruite a gruppi di ore equivalenti alla durata della giornata lavorativa sotto forma di riposi compensativi pari alle corrispondenti giornate lavorative, tenuto conto delle esigenze organizzative.
Al 31 dicembre di ciascun anno i riposi compensativi non fruiti vengono conteggiati e devono essere fruiti entro il trimestre successivo”.

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Atto unilaterale, l’ennesimo strappo dell’Università di Padova con i sindacati

Abbiamo denunciato l’illegittimità della decisione dell’amministrazione di adottare un atto unilaterale provvisorio ex art. 40, co. 3‐ter, d.lgs. 165/2001 per disciplinare il salario accessorio 2019 del PTA, che costituisce l’ennesimo tassello di una condotta prevaricatrice e tracotante della Parte Pubblica costantemente orientata a forzare le tempistiche e gli esiti della contrattazione decentrata annuale verso soluzioni preconfezionate, con cui si pretenderebbe di sottrarre al negoziato con i sindacati – sulla scorta di predeterminati indirizzi del CdA – una cospicua parte delle risorse destinate ai fondi del salario accessorio.

Leggi la lettera inviata all’Amministrazione e agli Organi di Ateneo

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Spese elettorali Unipd – Trasparenza anno zero

Nei mesi scorsi abbiamo cercato di far luce sulle spese elettorali dell’Università di Padova ma non ci siamo riusciti perché l’accesso agli atti ci è stato negato.
Analizzando alcuni dati del bilancio di esercizio 2018 ci eravamo accorti che la voce “spese elettorali” era lievitata da 12.219 euro nel 2017 a 167.627 euro nel 2018, un aumento del 1370%.
Nel 2018 l’Università aveva deciso di appaltare ad una società esterna la gestione delle elezioni, passando dalla forma tradizionale cartacea, gestita internamente con personale dipendente, al voto elettronico, tramite una piattaforma informatica, Helios Voting.
Il voto elettronico avrebbe dunque fatto lievitare i costi, anziché diminuirli? Com’è possibile che le spese siano aumentate in modo così spropositato?
Volevamo vederci chiaro, facendo ricorso al mezzo con cui le pubbliche amministrazioni, per legge, sono tenute a fornire ai cittadini le informazioni concernenti la gestione della cosa pubblica, l’accesso civico.
Ma l’Università ci ha negato l’accesso, comunicandoci che non potevamo avere il resoconto dettagliato delle spese elettorali perché la nostra richiesta era “in violazione dei canoni della buona fede”, perché era “irragionevole e sovrabbondante, tale da costituire un abuso dell’istituto dell’accesso civico generalizzato”, ma anche perché, secondo il Responsabile della Trasparenza e della Prevenzione della Corruzione, i dati non erano in possesso dell’amministrazione.
E’ davvero singolare che dati di spesa non siano in possesso dell’amministrazione. Come si possono analizzare i benefici di un appalto di servizi senza un’analisi dei costi?
La mancata trasparenza della nostra università è nota, ci imbattiamo frequentemente in dinieghi e anche in questo caso non potremo sapere se i soldi pubblici sono stati spesi bene oppure se sono stati sprecati.

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Quelli del NO non sono i sindacati

Non siamo riusciti a chiudere la contrattazione integrativa 2019 perché la Parte Pubblica ha detto NO, preferendo al confronto, la via dell’atto unilaterale.

E’ vero, non potevamo accettare le PEO per pochi perché non volevamo una guerra fra il personale. Non è vero invece che in un arco temporale pluriennale tutti accedono alla PEO perché dal terzo anno possono partecipare quelli che l’hanno passata il primo anno e quindi non ci sono criteri che possano garantire che non ci sia chi fa PEO ripetute a scapito di chi non ne fa neanche una. L’amministrazione fa passare un messaggio fuorviante ma chi conosce l’ambiente che ci circonda sa benissimo come va il mondo quando ci sono di mezzo le “selezioni”. Il periodo per una manovra PEO per tutti va quindi diminuito, non prolungato negli anni. Abbiamo rigettato anche la proposta del test per fare la PEO, fra l’altro non prevista dal CCNL e umiliante per il personale.

Nonostante le difficoltà avevamo tuttavia accettato un accordo economico che di fatto avvantaggiava l’amministrazione, con l’unica condizione, in linea con quanto proposto dall’RSU, che ci fossero contestualmente impegni formali sull’avvio di una contrattazione vera sulle indennità di responsabilità, sul welfare e finalmente una data certa (gennaio 2020) per il nuovo sistema dei buoni pasto, che è ormai un tira e molla che va avanti da un anno e che rischia di diventare una presa in giro per il personale.

E invece la Parte Pubblica ha detto NO, si è rifiutata di prendere impegni per avere le mani libere e ciò dimostra come fin dall’inizio non avesse mai cercato un accordo serio. Così hanno fatto saltare il banco con l’atto unilaterale, unica università in Italia a procedere per questa via, d’altra parte siamo i primi della classe anche nelle cose peggiori.

Il nodo centrale è la c.d. riorganizzazione e le indennità di responsabilità. In pratica la Parte Pubblica pretende che i sindacati diano il proprio consenso alle loro disastrose manovre in ambito organizzativo. Ma la conosciamo bene questa riorganizzazione e noi tutti vediamo in quale caos siamo sprofondati e quanti danni si stanno producendo.

Oltre a fare del male alle persone e a creare inefficienze, questa riorganizzazione destruttura il Contratto Nazionale per quanto riguarda la disciplina delle mansioni e l’inquadramento delle categorie. Sarà difficile nel 2020 ripartire se persiste questa linea di rottura da parte del DG e del Rettore. Ci proveremo, noi non ci siamo mai tirati indietro, ma devono accettare di avere di fronte una delegazione sindacale che mette come priorità la difesa dei diritti e l’unità del personale.

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P.S. al seguente link trovate la proposta dell’RSU, approvata anche dal nostro sindacato, che la Parte Pubblica ha rifiutato, sebbene accettasse praticamente ogni sua richiesta.

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Attenzione alla Fondazione

Si chiama Unismart Padova Enterprise Srl ed è una società di diritto privato che ha già iniziato ad assorbire le risorse pubbliche dell’Ateneo patavino.

Il modello è quello di Ca’ Foscari, dove la Fondazione lavora a pieno ritmo ma con risultati tutt’altro che invidiabili, considerati i ranking internazionali che vedono Venezia in fondo alle classifiche. Perché dunque fare questa operazione? Chiaramente, perché in ballo ci sono tanti soldi e tanti interessi:

– la Fondazione può operare in modo “agile”, senza gli obblighi di trasparenza e di rendicontazione del soggetto pubblico;

– può assumere personale senza concorso e portare fuori dall’università pezzi importanti di competenze organizzative come la didattica post-lauream, vedi https://www.unismart.it/job-amministrazione-academy/

– può dirottare al proprio interno le commesse conto terzi dell’università, utilizzando ugualmente le strutture universitarie, senza tuttavia distribuire compensi al personale, vedi https://www.unismart.it/ricerca-a-contratto/

Non abbiamo bisogno di fondazioni private. L’università deve essere pubblica.

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Si riapra la contrattazione

Prima delle vacanze estive l’amministrazione ha arretrato le proprie posizioni, inspiegabilmente ha dichiarato che, nonostante sia tecnicamente possibile aumentare le PEO oltre il 50% e fino all’80% nel triennio 2019-2021 (secondo la loro proiezione), nonostante cioè il CCNL lo consenta, non intende addivenire ad un accordo in tal senso, ribadendo la propria posizione iniziale secondo la quale metà del personale dev’essere escluso dalla PEO.

In pratica, ci siamo trovati di fronte ad un comportamento ambiguo e poco trasparente. Il personale aspetta le progressioni di carriera, la contrattazione va subito ripresa. Per parte nostra, siamo sempre stati disponibili al dialogo ma non si può dire altrettanto della nostra controparte.