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Buoni pasto tutti i giorni: si puo’


Abbiamo già criticato le modifiche della gestione del buono pasto per il modo con cui è stata condotta la procedura, senza corretta informazione e senza coinvolgimento delle rappresentanze, tuttavia, è bene non rimanere fermi alla critica ma cercare di trovare soluzioni. Ci possono essere margini di miglioramento alla situazione attuale ed un aumento del beneficio economico, che potrebbe derivare dall’ampliamento della fruizione del servizio di mensa, se solo l’amministrazione volesse mettersi a discutere e comprendere la validità delle nostre richieste.

Si consideri che in un momento di crisi, di ristrettezza economica e di blocco contrattuale, è sempre più necessario impegnare risorse nel welfare aziendale. Il buono pasto fa parte di queste politiche e pertanto deve essere ampliata la possibilità per i dipendenti di accedervi attraverso una diversaarticolazione dell’orario di lavoro. L’amministrazione dovrà rendersi disponibile a garantire disponibilità di bilancio, in un’ottica che contemperi qualità del lavoro, sostegno al reddito e buon funzionamento dell’Ateneo. L’imposizione di un sistema rigido, non condiviso, di gestione del personale, non porta efficienza ed efficacia organizzativa, bensì diffidenza, demotivazionee perdita del senso di appartenenza.

Abbiamo cercato di calcolare il risparmio per l’Ateneo che deriverebbe dalla diminuzione del buono pasto a 7 euro, imposta dal Governo. Secondo i dati in nostro possesso si aggira intorno ai 470.000 euro all’anno. Se queste risorse venissero reinvestite in buoni pasto da 7 euro, si avrebbero circa 67.000 buoni all’anno in più. Se a questi si aggiungono i 240.000 euro di risparmio in tassazione derivanti dall’introduzione del badge magnetico, arriviamo ad oltre 100.000 buoni pasto da 7 euro in più all’anno.

Se si considera che nel 2011 l’Ateneo ha erogato 187.183 buoni pasto (di cui 156.713 da 10 euro), significa, ad esborso invariato, aumentare del 53% l’erogazione di buoni pasto. Se ci aggiungiamo qualche altro risparmio in capitoli dove si può sicuramente tagliare (ad esempio il buono pasto a docenti e dirigenti) possiamo arrivare ad erogare buoni pasto ogni giorno per tutti i dipendenti PTA.

L’operazione è giuridicamente possibile ed economicamente sostenibile, serve volontà politica e capacità negoziale. Non si tratta di un’idea fantasiosa, il buono pasto ogni giorno è una realtà in molte università italiane (fra le migliori nelle classifiche dei vari indicatori nazionali): Milano Statale, Milano Bicocca, Università di Torino e Politecnico, Università di Modena, Università di Trento …

Studiando CCNL e legislazione vigente abbiamo concluso che per ampliare la fruizione del buono pasto ai dipendenti occorre apportare modifiche all’articolazione dell’orario di lavoro. In sintesi la nostra proposta è la seguente:

Proposta.

La fruizione del buono pasto avviene ai sensi dell’art. 60, comma 2: “per la singola giornata lavorativa nella quale il dipendente effettui un orario di lavoro ordinario superiore alle 6 ore, con la relativa pausa prevista”. La pausa minima è di 10 minuti.

L’orario di lavoro, in linea con la programmazione dei servizi e delle attività delle singole strutture, potrebbe essere di norma così articolato:

a) in cinque giornate lavorative di 7 ore e 12 minuti.

b) con due rientri pomeridiani (tre giornate da 6 ore e 30 e due da 8 ore e 15 minuti;

c) con un rientro pomeridiano (quattro giornate da 6 ore e 45 minuti e una da 9 ore);

La scelta dell’orario di cui ai punti precedenti avviene sulla base delle specifiche esigenze di flessibilità di lavoro del dipendente.

Per motivate esigenze ed in applicazione della Direttiva 23 Maggio 2007 – (GU n. 173 del 27-7-2007 , “Misure per attuare parità e pari opportunità tra uomini e donne nelle amministrazioni pubbliche”), della Legge 104/92, di altre disposizioni normative il dipendente può concordare con il proprio Responsabile del Servizio eventuali tipologie di orario diverse da quelle previste, tenuto conto della necessità di consentire la fruizione dei servizi da parte degli utenti e di assicurare il regolare funzionamento della struttura di afferenza.

Proposta Confsal-Cisapuni inviata a RSU e sindacati

2 commenti su “Buoni pasto tutti i giorni: si puo’

  1. Anche da noi a UNIPD si può, se si fa il rientro ogni giorno. Certo, se non ci sono esigenze dettate dal servizio al pubblico, sarebbe la solita furbata da italioti per cui molti italiani e italioti hanno una pessima opinione degli statali. Io, appena assunto, per un anno e mezzo ho fatto quattro rientri a settimana per tenere aperta al pubblico la Biblioteca fino alle 19.30. C’è che timbra alle 7.30, se non prima, per poter avere il buono pasto: timbra e va al bar e quando va bene inizia a lavorare alle 9.00.

  2. Quello che noi diciamo è che il diritto al buono pasto sia regolato sulla base di quello che prevede il CCNL, non sui rientri, ma sul fatto che dopo le 6 ore di lavoro si può beneficiarne. Si tratta di confrontarsi con l’Amm. e più si riesce ad erogare buoni pasto, più significa reddito per i lavoratori.

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