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Trattenuta del 2,5% sul TFR – Unipd ancora contro i lavoratori


Abbiamo appreso in via ufficiale che l’Università di Padova ricorrerà in appello contro la nostra sentenza vittoriosa di primo grado. Sfuma pertanto la possibilità di giungere a breve ad una risoluzione del contenzioso per il PTA di Unipd che sarà costretto a proseguire la sua lotta nelle aule di giustizia. Non è purtroppo una novità ed in questo senso il Rettore Rizzuto non si differenzia dai suoi predecessori che si sono sempre distinti nello schierarsi contro i diritti dei lavoratori costringendoli ad interminabili battaglie giudiziarie. Perfetta continuità con il passato dunque, anche se avevamo sperato in un esito diverso, ma al PTA non si regala niente ed anche questa è una lezione di pragmatismo per tutti noi.

L’Università dispone anche di validi alleati in taluni sindacati padronali che hanno fin dall’inizio tifato per il ricorso in appello. Ci riferiamo alla CISL di Unipd che è arrivata a minacciare, in una riunione di contrattazione, non meglio precisate ritorsioni se l’Ateneo non avesse proceduto ad agire contro la sentenza positiva di primo grado, ritenendo inaccettabile far passare in giudicato un giudizio favorevole al PTA. Tra parentesi, questo sindacato è lo stesso che con un colpo di mano stile voltagabbana made in Italy ha improvvisamente mandato nel caos l’RSU, disertando quattro riunioni consecutive al solo fine di ottenere le dimissioni del portavoce. Da quel che abbiamo potuto comprendere sembra che la causa (forse non l’unica) sia stata proprio la nostra vittoria sul TFR che avrebbe provocato in loro non poca invidia. Una sorta di punizione nei nostri confronti con il prezzo da pagare messo in conto al personale.

Abbiamo molti poteri consociativi coalizzati contro di noi ma i diritti e la forza delle idee dalla nostra parte e vinceremo anche questa partita. La trattenuta del 2,5% sul TFR è una enorme ingiustizia generazionale perché scarica sui più giovani il peso del cosiddetto “risanamento della finanza pubblica”, espressione che significa in sostanza che i lavoratori devono pagare il costo della crisi e che i poteri forti non si toccano.

Non molliamo. Ce la faremo anche questa volta.

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